Azienda Irridens, un nuovo libro di management… o quasi

di Mirna Rivalta

 

 

Negli ultimi anni sono stati pubblicati alcuni libri, non moltissimi, che in qualche modo hanno tentato o sollecitato la creazione di certi filoni di letteratura "non tecnica" (narrativa, satirica, erotica, fumettistica, ecc.) legata al mondo dell'azienda e del management. Inoltre, almeno nella realtà televisiva italiana, alcuni consulenti e/o manager aziendali si sono cimentati con successo nel cabaret, arrivando, in seguito, a pubblicare numerosissimi libri umoristici anche se di argomenti non più collegati al mondo o al "disagio" aziendale. “Azienda Irridens” costituisce un caso a sé sia in relazione ad essi (filoni letterari), sia in relazione ad un genere più specifico creato dall'autore: il genere "fantaziendifico", o "fantazienda".

 

Gian Luca Rivalta, che si definisce da sempre un "portatore sano di cultura", è un autore ecclettico che scrive di argomenti tecnologici ed aziendali da punti di vista diversi. Quello umoristico è un nuovo filone letterario, nuovo ma che non si è inserito solo recentemente nel progetto culturale dell'autore. Il primo brano umoristico da lui scritto per una pubblicazione su carta è stato infatti “Economia, lavoro e crisi” (uscito su “Sbadiglio. Umorismo contro la noia quotidiana” delle Edizioni Il Pennino) che risale in realtà al 1996 e viene riprodotto in questa sua nuova opera con una nuova "introduzione".

 

Personalmente (e non solo a causa del nostro legame di parentela) ho seguito per alcuni anni le vicissitudini di Gian Luca nel settore della ricerca e della consulenza manageriale e credo di conoscere abbastanza bene le idee che la animano. Si tratta di questioni tecniche e per molti versi filosofiche. Infatti, l'autore di “Azienda Irridens” non scrive solo in termini umoristici -anzi- sebbene si possa dire che molta della sua produzione sia comunque caratterizzata da una continua tensione auto-ironica e umoristica, anche quando non esplicitata nei testi.

Gian Luca ha pubblicato, per esempio, nel 2003 -anche se scritto in momenti diversi- un e-book (libro in formato elettronico, per chi come me non è un’esprto di informatica!) che può considerarsi come il caposipite del genere FantaZiendifico, attraverso il quale l'autore intende divulgare con modalità un po’ underground e metaforica alcuni principi scientifici ed organizzativi innovativi per l'economia e il mondo delle aziende. Il libro si intitola “Excelandia: la nausea aziendale”, pubblicato sulla testata manageriale www.netmanager.it. Si tratta di un testo carico emotivamente e drammatico nei suoi risvolti (forse ancora troppo “destabilizzante” per essere pubblicato sulla carta). Uno scritto in forte polemica con il mondo aziendale moderno, con la globalizzazione del capitalismo estremo e con l'ambiente della consulenza aziendale che a volte degenera, a detta dell'autore, in una vera e propria "galera" per le aziende e le persone. Alcuni tratti radicali caratterizzanti la prima opera "fantaziendifica" di Rivalta si ritrovano comunque anche nel suo unico brano dichiaratamente umoristico, riprodotto in “Azienda Irridens”: "Della necessità di non prendere il management sul serio: umorismo, creatività, idiozie". Si tratta di un brano in cui il personaggio fantaziendifico Wobuma (maestro di management "alla quarta dimensione") racconta al suo "adepto tridimensionale" Cube quello che potrebbe essere l'esito grottesco e ironico della cosiddetta riforma aziendale della Sanità pubblica. Il testo citato può essere scaricato in versione integrale all'indirizzo web http://www.netmanager.it/Site/Tool/Article?ida=9643 o in http://www.postmanagement.com/wobumaexcelandia/sito/homewbm.htm.

 

Proprio di argomenti manageriali ed economici seri, seppure "di frontiera" (lui li chiama [r]evolutionary aeconomics & postmodern management!), Gian Luca scrive continuamente con l'intento di portare un contributo originale al progresso delle scienze del management e dell'economia, sebbene il suo vero obiettivo consista nel voler aiutare le persone, chiunque, in qualche modo collegate alle aziende (imprenditori, lavoratori, professionisti, manager, ecc., ma anche clienti, fornitori, concorrenti,... e poi disoccupati, casalinghe, studenti, che, questi ultimi, nelle parole dell'autore, "saranno i nuovi disoccupati o altro per le aziende di domani..."). Aiutarle ad uscire dai paradossi frustranti della propria situazione economica e lavorativa. In questa ottica vanno forse interpretati, per esempio, i suoi interventi sulla testata web Bloom.it (www.bloom.it) e sulla nuova rivista "Persone & Conoscenze" (ESTE edizioni). Altri argomenti "seri" su cui scrive l’autore sono le metodologie dell'ingegneria del software, il Business Process Reengineering, il Project Management e la formazione informatica (Computer33.it, testata tecnologica di De Art Multimedia Editore).

 

Gian Luca Rivalta ama giocare con le parole, cosa che fa regolarmente ormai da molti anni anche durante i suoi corsi e seminari di informatica e di management, soprattutto perché ritiene che la buona riuscita della formazione dipenda prevalentemente dal modo in cui gli allievi (il pubblico) elaborano emotivamente l'esperienza d'aula (in relazione al complesso intrecciarsi degli obiettivi formativi aziendali e delle motivazioni personali), cosa strettamente legata al tipo di linguaggio e all'atmosfera comunicativa che si crea tra il docente e il suo pubblico. Anche per far sopportare ai partecipanti la cruda realtà che troveranno una volta tornati sul lavoro di tutti i giorni: "Ora metti pure da parte -scorda- tutte le cose che hai imparato al corso e torna a lavorare sul serio!". Normalmente, chi frequenta i seminari di Gian Luca esce spesso dall'aula "con qualche confusione in più", mentre l'ultimo giorno di solito si assiste a veri e propri momenti di "triste distacco". Secondo il nostro autore, anche un solo giorno passato in aula, affinché si possa ricavarne del reale valore cognitivo ed economico aggiunto, deve essere “almeno un po' massacrante”, sia per gli allievi che per il docente che, tutti assieme, formano un sistema che apprende!

 

(az)ien(d)a (ir)ridens rappresenta un caso particolare di questa metodologia "gioco-linguistica" aziendale e manageriale. In primo luogo perché,come sottolinea Dino Aloi nella anch'essa divertente prefazione, gran parte dei testi ivi presentati basano la loro efficacia proprio su azzeccati giochi linguistici e cioè sulle sinonimie e sulle omonimie, su tremendi neologismi inventati dall'autore, arrivato a un certo punto a creare un proprio piccolo particolare Latino, come nel caso dell'interiezione "manneuram" che in “Excelandia” si sostituisce al più classico "mannaggia", oppure "Verbatim virtual, script maintenance" che in questo libretto, invece, nel brano dedicato a Internet e computer, sostituisce un noto detto appunto latino. Inoltre, il titolo stesso dell'opera -(az)Ien(d)a (ir)Ridens- costituisce un complesso arabesco di significati e significanti: nel leggere questo simbolo, la costruzione linguistica particolare proietta il lettore immediatamente in uno stato di instabilità cognitiva che sfocia nel sorriso. La "iena ridens", che traspare sintatticamente dal gioco azzeccato delle parentesi o del diverso tipo di carattere tipografico, con tutto il bagaglio archetipo evocato al nostro senso comune dal nome di quella tipica bestiolina (feroce, infingarda, traditrice, divoratrice di carogne, subdola, ecc.) lascia (o, meglio, viene proiettata) nel mondo aziendale, nella speranza (facilmente accontentata) di richiamare nella mente del lettore quelle medesime caratteristiche "bestiali" che, secondo Gian Luca, bene o male tutti coloro che lavorano in qualche ufficio, negli stabilimenti, o anche nelle Pubbliche Amministrazioni, conoscono. Scaricabarili, appropriazione indebita di meriti, manovre sottobanco per mettere in difficoltà i colleghi e cose simili, alleanze salterine e di convenienza a breve termine, ecc.. E, soprattutto da donna, potrei portare a sostegno di questa tesi un ampio pacchetto di esperienze penalizzanti e frustranti che riguardano questi fenomeni!

 

Ma, tornando al libro, alla fine resta pur sempre il "ridens", l'essere ridente, la consolazione del sorriso o riso divertito (che è un obiettivo primario del testo) e non solo perché secondo Gian Luca “è meglio ridere che piangere”, ma perché si ritiene da più parti che smetterla di prendersi sul serio e l'umorismo costituiscano di per sé una terapia per le aziende e i lavoratori, nonché una metafora edificante e coadiuvante della creatività umana.

Secondo Gian Luca, che ha studiato per molti anni il fenomeno dell’economia aziendale e i paradossi del management, l'azienda irride il lavoratore, ma anche il cliente, i concorrenti e, in genere, tutta la società circostante. Sembra nutrirsi dei "cadaveri" traditi e abbandonati della sua continua ricerca del successo economico. E poi (ma lo scopri con sorpresa lungo il discorso più serio dell’autore) l'azienda si anima, ma forse non solo perché "iena" (vero e proprio animale) ma perché "essere vivente" -incapace, secondo Gian Luca, di essere cattiva o buona in sé, ma piuttosto uno strumento a disposizione degli uomini-, concetto che rispecchia il vero pensiero dello scrittore che, sul piano delle cose serie, concepisce le aziende come “esseri alieni in rapporto simbiotico e tecnologico con gli esseri umani” (quasi a voler mostrare una possibile via d'uscita "fantaZiendifica" per l'Umanità dai drammi dell'economia moderna, globalizzazione esasperata e fallimentare compresa). E per rendere brevemente nel clima del testo qui recensito, l'idea che lautore ha dell'azienda, cito uno dei motti da lui coniati (attenuandone un po’ i toni finali!): "l'azienda -in quanto essere vivente- non fa altro che mangiare e... fare la popò", che a suo dire significa che l'azienda non risponde altro che al suo scopo primario consistente nel rimanere in vita, rispetto a tutti gli scopi che nella sua esistenza proiettano i suoi stakeholder e, cioè, i gruppi di interesse che attorno ad essa ruotano (dipendenti, imprenditore, proprietà, azionisti "predatori", clienti, ecc.). L’azienda è, cioè dovrebbe essere, un essere neutro, trasparente, “Limpido come un bambino, come un lattante”. Tutto il resto, il bello e il brutto, viene messo dagli esseri umani: che meraviglia fosse davvero così!

 

Relativamente al discorso dei simboli, c’è da dire che anche la copertina del libro, curata da Paolo Luino, a prima vista forse un po' irriverente, richiama alla mente tutta una serie di significati facilmente ben noti al lettore. Lo sfondo bianco, le bande colorate che, sebbene, un po' sfalsate ci ricordano subito la bandiera italiana... La frase "L'Italia è un repubblica (af)fondata sul lavoro", il cui senso è anch'esso giocato sul rincorrersi sconnesso, ma di effetto immediato, dei caratteri tipografici confusi e sul coinvolgimento immediato del lettore nel gioco (a questo punto non più solo linguistico), con il rimando (asterisco) alla seconda di copertina dove, nuovamente, si "cade" nell'impossibilità di trattenere il sorriso (forse un po' amaro) per la citazione: "Dall'Art. 1 del prossimo certificato di Sana e Robusta...". I colori e lo spessore ridotto del libretto (da non confondersi però con la più spessa ricchezza dei contenuti!), poi, richiamano facilmente alla memoria del lettore quelle pubblicazioni che, forse, nel periodo in cui frequentava la scuola elementare o le medie inferiori, ha ricevuto in omaggio (Costituzione italiana, ecc.). Almeno, per me così è stato.

 

Tutto ciò contribuisce, a mio avviso, a rendere piacevole l'avventura del lettore alle prese con questo libro.

Anche le recensioni "fantasma" della quarta di copertina vi contribuiscono con il loro rimando all'appendice interna del libro, vero e proprio capitolo umoristico a sé stante. Anche in esse si ritrova lo spirito turbolento della scrittura postmoderna di Gian Luca, tendente a coinvolgere in modo creativo e impulsivo il lettore, a volte fuorviante ma che sempre lo accompagna per mano dato che in realtà è l'autore che cerca di spingerlo a conclusioni convenzionali, le uniche capaci di generare un "sorriso di massa" divertito, pur se fortemente interiorizzato, visto che ognuno di noi ne viene colpito per i ricordi diretti che si richiamano facilmente alla mente. Si è detto impulsivo anche perché lungo il filo conduttore dei singoli brani emergono a volte e inaspettatamente alcuni intermezzi "fuorvianti" come una sorta di intervallo/intermezzo che al tempo stesso rilassa la tensione della trama e "sveglia", per così dire, il lettore dal pur sempre latente "crollo onirico" se la lettura avviene di sera inoltrata. Un esempio può essere, tra i tanti, la penultima "recensione" in Appendice, quella della "nonna di Konta 'e Tinte", quando ad un certo punto del brano si citano delle località geografiche inesistenti che rimandano linguisticamente -e senza un evidente motivo- al tema della "falegnameria" che con il resto del brano non c'entra nulla, anche se in fin dei conti collegato con l'argomento dell'edilizia e della decorazione ambientale (quello degli imbianchini, per intenderci), tutti concetti in qualche modo familiari ai più, così come di tono familiare, se non addirittura infantile, si rivelano le altre “recensioni fantasma”.

Ma il libro è pieno di casi simili, brani nei quali il lettore ha spesso l'impressione di perdersi o di lasciare a metà la caduta in un qualche "precipizio ironico", per poi ritrovarsi consolato improvvisamente per gli immancabili richiami conclusivi a parole, a giochi linguistici, a situazioni paradossali aperte in precedenza: è impossibile perdersi davvero, e l’apparente distrazione in cui ci guidano le numerose "fuoriuscite di tema" (come le chiama Gian Luca Rivalta) sfocia facilmente nella meritata ilarità che il complesso sa alla fine sempre suscitare.

Un altro esempio di "fuoriuscita di tema" si trova nel brano "Cerca lavoro e curriculum vitae", quando ad un certo punto, interrompendo bruscamente il flusso logico del discorso basato sull'anatomia umana e sul tema della donazione degli organi, si arriva a parlare di T-Reni e binari (ma la parentesi "ferroviaria" dura solo un attimo, giusto il tempo di cancellare eventuali barlumi di “noia” dovuti, nel lettore eventualmente distratto, alla parte monotematica iniziale).

 

Si tratta di un testo in cui la volgarità non trova mai posto, anche nei momenti e nei brani più ambigui dove, per esempio, il riferimento diretto ed esplicito al sesso o, magari, all'autoerotismo non emerge mai, sebbene tutto il testo ne sia permeato metaforicamente e per assonanza linguistica (si veda il già citato brano dedicato ad Internet e ai computer, oppure il brano sulle molestie capo-segretaria "Un difficile rapporto con il capo"). E proprio in tema di assonanze e di sostituzione lessicale mi è stato fatto notare che alcune parole straniere (tipico il caso dei termini informatici o scientifici) vengono scritte come in realtà si devono pronunciare. Questo viene fatto per ridurre la fatica interpretativa del lettore non-madrelingua o, magari, non esperto del settore.

 

In un testo stravagante non potevano mancare le classiche citazioni poste nelle prime pagine del libro, purché anch'esse stravaganti, dato che a prima vista non sembrano far ridere molto, anzi ci paiono uno specchio di fronte a cui scorgere la realtà lavorativa di tutti i giorni. La prima di Peter Drucker, il più grande esperto mondiale di management; la seconda del fisico Niels Bohr; la terza di Lucie Olbrechts-Tyteca... Ma l'autore ci tranquillizza confermandoci l'importanza e la pertinenza apparentemente misteriosa che tutte e tre le citazioni rivestono per questo libro, specialmente se lette nella giusta sequenza... e poi, continuando l'elenco delle citazioni, quella ripresa dal Tao-té-ching, quella del filosofo Blaise Pascal... per finire con quella di Gina Luca stesso (una delle leggi nascoste della statistica!), messa lì sembra apposta per sdrammatizare le altre due: "sdrammatizzare le situazioni", quella che pare alla fine essere una delle principali preoccupazioni e paranoie dell'autore. Ma oltre a cercare l’eccellenza attraverso la sdrammatizzazione delle cose aziendali (che per Gian Luca significa anche e soprattutto smetterla di prendersi sul serio) egli ricerca al tempo stesso il progresso manageriale e lavorativo per mezzo del superamento di talune zavorre culturali che appesantiscono senza aggiungere poi molto valore alla vita aziendale nel suo complesso: questo potrebbe essere il caso dei tanto “vituperati” e spesse volte abusati, secondo lui, sondaggi aziendali sul clima organizzativo, questionari di soddisfazione del cliente, colloqui di fine anno con il capo,... ma anche i famosi circoli di qualità (quando il loro scopo viene frainteso) e le riunioni in genere.

 

Degna di nota, infine, la strategia davvero originale dell'autore per la parte relativa ai ringraziamenti e alle dediche. Nelle prime pagine appaiono infatti uno stringatissimo "Grazie!", seguito immediatamente da un avaro "Aloha" (quasi a stabilire una peculiarità di globalizzazione del testo) e da un grazioso "A eio e u" (dedica). Ma la vera pagina dei "sentimenti" dell'autore si ritrova poi alla fine del volume e si tratta di un capitolo anch'esso a sé stante, pure sul piano umoristico e satirico. Un capitolo pieno di sentimenti (così "forte" da essere sconsigliato, come si legge in nota a piè di pagina ad inizio libro, "a chi non è un vero tenerone...", cioè un vero... “duro dei setimenti”). Davvero stravagante per un sentimentale che dice di non sapere veramente amare, ma solo perché, come adora precisare, in "amore non c'è posto per i sentimentalismi"!

Si tratta di un brano dal quale si evince sia la poliedrica esperienza aziendale dell’autore sia la sua propensione all'opera postmoderna basata sul citazionismo multidisciplinare. Numerose e davvero fitte le pagine che l'autore ha voluto dedicare a molte persone (lettore occasionale e grandi esclusi compresi!) scrivendole però in modo ironico e con tono spiccatamente familiare, al fine di sdrammatizzare quello che può davvero essere uno dei momenti più critici (per le persone citate) e noiosi (per il lettore) nella scrittura "sentita" di un libro, che consiste, citando direttamente l'autore, "in una sublime fissazione orgasmica" derivante da lunghe serie di “perturbazioni” provenienti da molte persone e situazioni. Dal brano si scorge nell'autore non solo una forte esigenza di esprimere a qualcuno (!) la propria gratitudine o il proprio affetto, ma anche la sua naturale predisposizione -mediata probabilmente da una reale coercizione e anche da una sofferenza evidente, considerati i sacrifici di cui parla "nei momenti di sconforto"- per il cosiddetto "lavoro flessibile". In effetti lo scrittore ha iniziato a praticarlo fin da metà anni Novanta, in anticipo rispetto alla legislazione relativa e alle riforme di cui tanto si parla oggi. Come lavoratore autonomo Gian Luca ha davvero potuto conoscere decine di realtà aziendali diverse e, quindi, centinaia di lavoratori e manager nei mercati più articolati, persone con le quali spesso ha poi stretto legami di amicizia e rispetto reciproco. Ma negli ultimi anni ha anche toccato ripetutamente con mano cosa significano i licenziamenti per "ingiusta causa" (subendoli), il mobbing (subendolo), la vertenza sindacale (questa volta facendola subire!), la disoccupazione con i suoi momenti più drammatici, il rifiuto di una assunzione per motivi di età, ecc.. Una esperienza, possiamo dire, a tutto tondo nel mondo del lavoro e dell'azienda. E, in più, la passione per l’informatica a lungo coltivata come professione da Gian Luca trova conferma proprio quel brano dedicato agli operatori del settore "Internet, computer, azienda... peccati di gioventù e altre sozzerie", in cui la trama del racconto si dipana attraverso un fitto e quasi totale ricorso a decine di termini tecnici, compresi i comandi dei menu di alcuni famosi programmi per computer ("Salva con nome", "Taglia", ecc.).

 

Per esprimere un giudizio finale e sintetico sull'opera dell'autore qui recensita, per rimanere nello spirito del libro, cito ancora una delle "recensioni fantasma" riportate in copertina: "Tutto può dirsi, meno che si tratti di un libro", attribuita ad "Un editore che ha rifiutato di pubblicare questa opera d'arte". Più che un libro, infatti, sembra essere -come dicevamo prima- uno specchio della quotidianità di tante persone e di tante situazioni aziendali. L'unica speranza è che si tratti di uno specchio "magico", capace di farci "ridere invece che piangere"… nella speranza del suo autore.

 


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