Abbiamo già ricordato che nell’essere umano il senso della vista costituisce di gran lunga il senso dominante rispetto agli altri quattro (nelle persone ipovedenti invece può rappresentare il prevalente handicap). Per rendersi conto di questo fatto basta far riferimento al resoconto di una esperienza di “cinema dinamico”, oggigiorno facilmente accessibile in formato ridotto anche presso i lunapark o in occasione di fiere e saloni di vario tipo. <<Si tratta di una sala cinematografica dotata di un grande schermo rettangolare e leggermente concavo sul quale vengono proiettate immagini in movimento e girate in soggettiva. [...] Perlopiù si tratta di inseguimenti, corse sugli sci, voli in aereo e simili. La differenza di questo tipo di cinematografo rispetto a quelli comuni sta nelle file di sedili che, al posto di essere fisse, si muovono grazie a un sistema pneumatico. Ovviamente i movimenti delle poltrone sono sincronizzati con le immagini del film, per cui una curva dell’auto a destra corrisponde a uno sballottamento delle sedie a sinistra e un’impennata di una moto corrisponde a un’impennata (appena accennata ma comunque efficace) delle file di poltrone>> 1, pag. 30-31. Si evidenzia che durante una “immersione” coordinata (anche sul piano acustico) in una realtà virtuale siffatta la vista costituisce il senso che contribuisce maggiormente alle reali sensazioni (e percezioni) provate dagli spettatori e lo stesso può dirsi per altri esperimenti di realtà virtuale a cui ci hanno abituato negli anni alcuni film di successo (The Matrix, Il tagliaerbe, ecc.).
Il senso della vista e i meccanismi della visione umana esercitano perciò una grande influenza nella nostra vita quotidiana. A tal proposito è anche dimostrabile che lo studio delle illusioni ottiche e delle curiosità percettive non è fine a sé stesso, così come non lo è d’altra parte lo studio dei paradossi. Applicazioni pratiche di tali fenomeni e ricerche si trovano, ad esempio in architettura e nella progettazione ergonomica delle macchine e degli ambienti lavorativi, tesi magari, in casi particolarmente critici, ad evitare pericolose illusioni ottiche durante operazioni complesse e rischiose. Un altro esempio applicativo può trovarsi nel design e nella moda, come il caso delle sagome che rappresentano una figura umana tratteggiata rispettivamente con linee orizzontali e linee verticali (nel primo caso la persona rappresentata sembra più formosa, ma si tratta di un falso, un falso illusorio, un... falso grasso). E come già evidenziato in altra parte del testo, resta il caso applicativo ben conosciuto, anche se poco evidente perché consueto, della sicurezza stradale (segnaletica e relativa immediatezza di lettura o bassa ambiguità, illuminazione notturna, ecc.). Ma esiste anche un notevole caso naturale in cui i sensi (in particolare quello della vista) ci ingannano: si tratta del ben noto fenomeno del mimetismo animale, la cui versione applicativa tecnologica consiste nella realizzazione di strutture mimetiche (abbigliamento, rivestimenti di macchinari, ecc.) nel settore militare. Altre applicazioni, in questo caso contrarie al rischio di “mimetismo figura sfondo”, invece, possono riguardare il miglioramento della leggibilità dei testi scritti (come p.es. l’utilizzo di carta a bande alternate colorate o carta di colore notevolmente discostante dal colore dei caratteri stampati).
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