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Non si vede solo con gli occhi... / I fattori che influenzano la percezione dei dati sensoriali... / Fattori chimico-fisici e corrispondenti elementi anatomici e fisiologici del senso della vista

 

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Altri elementi fisici che caratterizzano la funzione visiva umana sono legati inoltre ai seguenti aspetti che rimandano direttamente agli elementi corrispondenti dell’anatomia e della fisiologia del senso della vista e dei suoi organi principali, anche se hanno evidenti legami con grandezze fisiche quali il tempo, lo spazio, le radiazioni elettromagnetiche, ecc.:

  1. lo spettro visibile: i nostri occhi sono sensibili ad una relativamente ristretta gamma (spettro) di frequenza delle onde elettromagnetiche, gamma che prende il nome di luce e che, in termini di lunghezze d’onda, è compresa tra i 400 e i 750-800 nm (nanometri). Tale intervallo di lunghezze d’onda corrisponde alla gamma dei colori dell’iride, che vanno dal viola al rosso, gamma ben distinguibile quando si osserva un arcobaleno in una giornata piovosa di primavera o la scomposizione di un fascio di luce bianca ad opera di un filtro prismatico (riprodurre un quadro o un’immagine reale di arcobaleno; immagine di un prisma ottico)
  2. il campo visivo: immaginando un cerchio fittizio al cui centro si pone il soggetto osservatore, la visione combinata di entrambi i suoi occhi copre circa 200 gradi dei 360 relativi alla circonferenza del cerchio immaginario. La grandezza finale di un oggetto che appare nel campo visivo dell’osservatore dipende sia dalle sue dimensioni fisiche sia dalla sua distanza rispetto agli occhi del soggetto (immagine)
  3. l’acuità visiva: è la capacità di distinguere i particolari delle “configurazioni spaziali” della luce e, cioè, i dettagli più fini. Una misura dell’acuità visiva viene fornita dal “test di Snellen” (durante il quale il soggetto deve leggere righe di lettere scritte su un tabellone posto a distanza opportuna con caratteri sempre più piccoli) che dimostra che l’acuità visiva è maggiore al centro del campo visivo, mentre si riduce rapidamente ai suoi estremi. Una misura relativa, invece, alla nostra capacità di rilevare visivamente variazioni di luminosità in funzione della loro rapidità (cioè, dell’ampiezza di campo visivo che occupano per compiersi completamente): in media, gli esseri umani riescono a scorgere meglio variazioni di rapidità media, mentre per rilevare variazioni più rapide o più lente è necessario un maggiore contrasto (differenza tra le zone più luminose rispetto a quelle più scure). Un esempio pratico, in questo caso, la variazione di luminosità che caratterizza un muro bianco con una estremità lievemente più grigia può essere compiutamente vista meglio se ci si allontana da esso, riducendo così l’ampiezza del campo visivo occupato dalla variazione
  4. l’acuità temporale: la capacità di discernere variazioni di intensità di luce nel tempo, variazioni che possono essere più o meno rapide. Anch’essa è limitata, analogamente all’acuità visiva, ma in questo caso ne abbiamo tutto sommato un vantaggio pratico: si pensi ad esempio alle lampadine alimentate con corrente alternata (che si accendono e si spengono circa 50-60 volte al secondo) e che alla nostra vista appaiono emettere una luce continua, oppure ai 24 fotogrammi che ogni secondo illuminano (rispetto ad altrettanti segmenti di oscurità) uno schermo per la proiezioni di un film. Tale fenomeno, noto con il nome di “fusione da barlume”, si ricollega alla cosiddetta “persistenza delle immagini sulla retina” ed è maggiore al centro del campo visivo, mentre l’acuità temporale aumenta ai suoi estremi (cosa che si nota osservando la luce indirettamente).

 

Quelli appena elencati rappresentano tutti fattori della vista umana che sono anche fortemente limitati, e già questo aspetto, condito col fatto che raramente ne siamo consapevoli, dato che la maggior parte degli aggiustamenti anatomo-posturali cha attuiamo per compensarli sono automatici, ci rende conto dei potenziali problemi a cui andiamo incontro quando riponiamo nei nostri sensi troppa fiducia rispetto alla realtà di cui essi ci riferiscono.

 

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Note e bibliografia:

 

  • Mario Ageno, Elementi di fisica, Boringhieri, Torino 19763
  • John M. Darley – Sam Glucksberg – Ronald A. Kinchla, Psicologia, Vol. I, Il Mulino, Milano 1993
  • Gianluca Bocchi – Mauro Ceruti (a cura di-), La sfida della complessità, Feltrinelli, Milano 19948
  • Mario Farné et al., Come conoscere se stessi e gli altri. Guida pratica alla comprensione dei comportamenti umani, Selezione dal Reader’s Digest, Milano 1985
  • Heinz von Foerster, Sistemi che osservano, Astrolabio, Roma 1987
  • Heinz von Foerster, Cibernetica ed epistemologia: storia e prospettive, in Gianluca Bocchi – Mauro Ceruti (a cura di-), op. cit., pagg. 112-140
  • Aldous Huxley, Le porte della percezione, Mondadori, Milano 1980
  • A. Woodcock – M. Davis, La teoria delle catastrofi, Garzanti, Milano 19872
  • Nicholas Falletta, Il libro dei paradossi, TEA, Milano 2002
  • Richard Bandler - John Grinder, La struttura della magia, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1981
  • Douglas R. Hofstadter, Godel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante, Adelphi, Milano 19943
  • Bradford P. Keeney, L’estetica del cambiamento, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1985
  • Stefano Gallarini, La realtà virtuale, Xenia, Milano 1994
  • Terry Winograd - Fernando Flores, Calcolatori e conoscenza. Un nuovo approccio alla progettazione delle tecnologie dell'informazione, Mondadori, Milano 1987
  • Terry Winograd - Fernando Flores, op. cit., citando Humberto Maturana, pag. 67
  • Michael Benedikt (a cura di-), Cyberspace. Primi passi nella realtà virtuale, Muzzio, 1993

 

 


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