I capisaldi del discorso post-manageriale
 
Il contributo della disciplina sociologica
Una breve introduzione di carattere sociologico: attore e azione sociale

Lo studio dell'azienda secondo l'approccio del sistema NS & BAM/P è inserito in un quadro epistemologico che non può essere esclusivamente tecnico-economico o finanziario, ma muove da alcune considerazioni che inquadrano il comportamento economico e, quindi, aziendale degli esseri umani entro un più articolato scenario sociologico.  D'altra parte, però, come vedremo introducendo gli aspetti del "controllo di gestione", tale studio convergerà sempre più velocemente proprio con quello dei più rigorosi argomenti tecnici, economici e addirittura contabili.  Questa è un'apparente antinomia propria del NS & BAM/P, antinomia che però, al pari di molti altri paradossi, si pone come primaria condizione epistemologica per la comprensione profonda, reale e operativa dei meccanismi da noi proposti per lo sviluppo dell'areté aziendale (in quanto sintesi unitaria di eccellenza aziendale e arte imprenditoriale).  Si tratta di un affronto (cognitivo e direttamente esperenziale) della "vita aziendale" in chiave postmoderna.

Questo testo, che introduce brevemente alcuni capisaldi sociologici del nostro discorso e la cui lettura e rilettura sono molto importanti, riguarda prevalentemente il discorso da farsi in relazione alle "popolazioni umane" e, pertanto, ai nostri fini metodologico-aziendalistici, verrà svolto con riferimento al tema innovativo dell'arte imprenditoriale.

Per Luciano Gallino,

oggetto primario della sociologia è l'organizzazione sociale, considerata nei diversi momenti - perennemente interrelati e ricorrenti - della sua costituzione, strutturazione, funzionamento e trasformazione.

Si pone allora il problema delle teorie di riferimento e degli strumenti di lavoro dell'indagine sociologica:

fondamentale per lo studio dell'organizzazione sociale è [...] la teoria dell'azione.

La necessità di una "teoria dell'azione sociale" deriva dall'evidenza del fondamentale rapporto di causalità circolare esistente tra il "sistema sociale" e le sue "componenti umane", come evidenziato nei due punti seguenti:

  •  
nei diversi momenti evolutivi dell'organizzazione sociale,
gruppi e individui che di essa fanno parte sono esposti a particolari esperienze, prospettive, costi e benefici materiali e simbolici; di conseguenza essi tendono ad agire in modo differente
  •  
quando un numero consistente di individui e gruppi prendono ad agire nel quadro di essa in modo differente, l'organizzazione sociale in essere tende a mutare.

Introduciamo ora alcuni elementi basilari della teoria dell'azione presa a riferimento per introdurre la fenomenologia economico-aziendale che ci interessa studiare.  Secondo il Gallino,

un'azione consiste nella trasformazione intenzionale, da parte di un soggetto individuale o collettivo detto attore, d'una situazione in cui riconosce di essere collocato.

L'attore e la situazione costituiscono delle "invarianti" dell'azione e, quest'ultima, combinandosi con esse e con altre invarianti descritte più oltre, dà vita al concetto che nel linguaggio aziendale è noto con il termine di "attività".  In merito alla situazione, diversi possono essere i tipi che interessano l'attore in riferimento all'azione da svolgere e, in genere, possiamo avere i seguenti tipi di situazione:

  •  
un suo rapporto con altri attori
  •  
uno stato insoddisfacente delle risorse di cui dispone
  •  
stati funzionali o materiali di altri attori o gruppi di attori cui esso porta interesse
  •  
una qualsiasi combinazione dei suddetti elementi.

Inoltre, qualunque sia il tipo di situazione considerata, l'attore che vi agisce ne rimane, anch'esso, sempre in qualche modo cambiato

almeno dal punto di vista informazionale.

Ogni azione sociale si pone sempre anche su un piano di tipo decisionale, visto che normalmente i punti di arrivo (come "situazioni risultato") dell'azione stessa possono essere anche numerosi e, di solito, più di uno.

Inoltre è possibile che l'attore [...] decida che gli conviene restare [nella situazione di partenza].  Pertanto ogni azione implica una scelta tra due o più situazioni.

 

I referenti e la motivazione dell'azione sociale

Alcuni altri elementi invarianti dell'azione sociale si riferiscono ai cosiddetti referenti dell'azione.  L'attore sociale che attua (o meno, in termini decisionali) una "trasformazione di situazioni" assume sempre alcune entità quali riferimenti più o meno fissi del suo comportamento.   Tali entità possono essere sia fisiche che simboliche e per ognuna di esse l'attore dispone di una determinata rappresentazione mentale.  Alcune di queste entità

costituiscono lui stesso, mentre una parte [di esse] sono a lui esterne [...]. Un individuo, ad esempio, agisce tenendo contemporaneamente conto dello stato del suo organismo e del suo sistema psichico, dell'azione e situazione di altri attori, e della esistenza d'un quadro d'orientamento culturale.

Nel chiarire meglio il discorso dei referenti dell'azione e nell'introdurre ulteriori caratteristiche invarianti (e quindi generalmente rinvenibili in ogni esempio, o istanza, della classe "azione sociale"), indirizziamo ora la nostra attenzione verso alcuni aspetti del comportamento umano che sono stati oggetto di ampio studio anche da parte della disciplina psicologica.  Ci riferiamo alla "motivazione" dell'azione degli esseri umani e cioè a ciò che spinge gli attori (sociali) a scegliere tra diverse linee d'azione, in riferimento alle situazioni che lo riguardano e ai referenti del suo comportamento.

Luciano Gallino evidenzia acutamente che rispetto ad una ipotesi teleologica che elenca una breve serie di bisogni specifici dell'essere umano (p. es., la lista/gerarchia di bisogni delineata da ricercatori come Malinowski, Maslow e Acquaviva) e ad una ipotesi di "scopi prossimi" (praticamente in quantità infinita), pare maggiormente operativa l'ipotesi dei cosiddetti "scopi ultimi".  Si rimanda l'approfondimento di questa breve premessa al testo Complessità interna e complessità esterna in un modello dell'attore, III Capitolo de L'attore sociale: biologia, cultura e intelligenza artificiale, dell'autore citato (ma anche in G. Bocchi, M. Ceruti (a cura di-), La sfida della complessità).  Precisiamo, con l'autore, comunque che

l'idea di scopi ultimi deriva da una concezione evoluzionistica dei sistemi viventi di qualsiasi natura, biologici e non.  Chiamiamo <<viventi>> quei sistemi che attraverso la selezione naturale [...] e la coevoluzione [...], hanno acquisito - in misura altamente variabile tra le specie e (con variabilità minore) tra gli individui d'una medesima specie - la capacità di sopravvivere internalizzando particolari elementi dell'ambiente esterno ed esternalizzando elementi pur essi particolari dell'ambiente interno; nei due casi, in parte come energia, in parte come materia e in parte come segni.

Tre sono gli scopi ultimi dell'azione sociale individuati dal Gallino e, in termini evoluzionistici, ad essi egli fa corrispondere tre analoghe capacità dell'attore sociale, generico essere vivente, sotto-capacità che costituiscono la capacità globale

di vivere e continuare a vivere, come segno se non come materia, in varie dimensioni spazio-temporali.

Le tre capacità richiamate sono:

a) la capacità di ammortizzare a lungo, ovvero per un numero medio di cicli che pare tipico di ogni specie di sistema [...] sia la variabilità di fondo dell'ambiente interno ed esterno, sia la sua variabilità contingente e catastrofica [...], per mezzo d'una variabilità del comportamento finemente accoppiata a quella dei due ambienti;
ad essa corrisponde lo scopo ultimo (o, per noi, "fine") della sopravvivenza
b) la capacità di sostituire anche più volte tutti i propri componenti mantenendo immutata la struttura di base del sistema, di modo che ciascun sistema è atto a riconoscersi, e ad essere riconosciuto, come il medesimo sistema distinto dai cospecifici, il medesimo individuo, anche a distanza di tempo;
ad essa corrisponde il fine della persistenza
c) la capacità di produrre repliche di se stesso identiche o quasi identiche [;]
ad essa corrisponde il fine della replicazione.

Queste tre capacità, e gli analoghi scopi ultimi, possono essere sinteticamente richiamati nel discorso con la sigla "SPR".  Tornando ora ai referenti dell'azione, nel suo modello generale dell'attore sociale, Luciano Gallino ha preso in considerazione i seguenti quattro, alla cui elencazione associamo una breve descrizione (per approfondimenti rimandiamo all'opera originale dell'Autore):

  1. il corpo dell'attore (mente compresa)
  2. il suo sistema di orientamento (nelle tre diverse valenze: affettiva, cognitiva, valutativa)
  3. i suoi affini biologici (consanguinei diretti ascendenti, diretti discendenti e collaterali: si tratta di coloro che condividono il patrimonio genetico dell'attore)
  4. i suoi affini culturali (individui con cui l'attore intrattiene rapporti di collettività in forma di associazione, gruppo, comunità religiosa, ecc.).

Il sistema degli affini culturali verrà preso in considerazione quando affronteremo il piano delle attività economiche in relazione al concetto di "istituto" che l'Economia aziendale delinea come precursore del concetto di "azienda".  In sintesi, affermiamo che

attraverso il proprio corpo, il proprio sistema di orientamento, i propri affini biologici e culturali, [l'attore sociale, entro limiti che possono essere prestabiliti,] mira a vivere il più lungamente/ampiamente possibile, nel tempo e nello spazio, come entità biologica e/o come entità culturale,come sistema-individuo e/o come parte d'un sovrasistema biologico (la popolazione dei consanguinei) o culturale (la popolazione degli affini culturali o simbolici).

Nel tentativo di massimizzare la propria "idoneità complessiva" rispetto all'ambiente di riferimento, per quanto detto fino a questo punto e in merito ai suoi scopi ultimi SPR,

se un determinato referente [dell'attore sociale] rischia, in una determinata situazione, di sopravvivere (o persistere, o replicarsi) un po' meno, [l'attore] sceglie il comportamento che permette di recuperare tale danno in forma di beneficio [di sopravvivenza, persistenza, replicazione] di un altro referente, o più.

In una ipotesi di "razionalità limitata", il tentativo di massimizzazione da parte dell'attore sociale riguarda più che altro il raggiungimento di un "soddisfacente" equilibrio tra le diverse istanze, piuttosto che l'ottimizzazione assoluta delle diverse soddisfazioni.


 

L'azione sociale e i sistemi sociali

Riepilogando i concetti esposti, aggiungiamo che L. Gallino afferma che

un attore [sociale], in generale, è mosso all'azione dallo scopo ultimo di accrescere le probabilità complessive di sopravvivenza dei propri referenti.   Questa motivazione, che affonda le radici nella evoluzione bioculturale della specie umana, è riconoscibile in ogni tipo di azione compiuta, ed è al tempo stesso un efficace predittore delle azioni da compiere.

E' bene a questo punto precisare che il concetto di "attore sociale" si riferisce sia al caso del singolo individuo sia al caso del gruppo di individui.  Nel primo caso, l'attore sociale

viene chiamato Ego, come nei sistemi di parentela [...].  Ego, vero soggetto dell'azione, è una totalità integrata di mente e corpo, ovvero di sistema psichico e di sistema organico [...].  Anche un gruppo [però], un'associazione, un'azienda, un partito politico, in quanto compiono un'azione sotto la guida d'un centro di controllo - come se fossero appunto un unico corpo - possono venir considerati degli attori, che per distinguerli dagli individui saranno detti attori corporati. [...] Più problematico è invece considerare come autentici attori dei sistemi sociali, quali il sistema economico o il sistema politico, o una intera società.

In riferimento alla organizzazione sociale in cui l'attore agisce, diciamo che esso è

coinvolto in vari tipi di rapporto con altri soggetti individuali e collettivi, sia come soggetto dei rapporti stessi, sia come oggetto dei medesimi.  Sono rapporti strutturati in sistemi sociali, i principali dei quali sono il sistema economico, il sistema politico, il sistema biopsichico e il sistema socioculturale.

Siamo così di fronte ad una prima divisione del lavoro sociale istituzionalizzato:

  • il sistema socioculturale, comprendente tutte le azioni istituzionalmente orientate a trasmettere la cultura da una generazione all'altra; a riprodurre ed espandere la memoria sociale; ad assicurare la comunicazione tra individui, gruppi, organizzazioni;
  • il sistema biopsichico, formato dalle azioni istituzionali rivolte a riprodurre la popolazione come entità biologica; a mantenere i suoi membri in condizioni fisiche e psichiche talli da permettere loro di svolgere in modo adeguato i ruoli loro richiesti nei diversi sistemi; a sviluppare forme di solidarietà di gruppo e di comunità;
  • il sistema politico, composto dalle azioni orientate ad assicurare il controllo e la regolazione unitarie della società, in presenza di raggruppamenti di popolazione, delimitati da variabili socioeconomiche, etniche, religiose, territoriali, che hanno interessi differenti e spesso conflittuali;
  • il sistema economico, le cui azioni istituzionali si caratterizzano per il fatto di essere orientate a produrre, direttamente o indirettamente, le risorse necessarie alla vita materiale di una popolazione a un determinato livello di sviluppo, e a produrre e riprodurre i mezzi di produzione a ciò occorrenti.

Ognuno di questi sistemi sociali è definito, sia sul piano astratto sia sul piano concreto, da un insieme organizzato di elementi che strutturano e regolano in qualche modo l'azione dell'attore sociale e tra i quali Gallino elenca le seguenti necessità:

perseguire degli scopi specifici; procurarsi risorse sufficienti e trasformarle in modo adeguato; tenere conto della presenza di norme, si intenda o no rispettarle; conservare un orientamento stabile.

E' necessario inoltre prendere in considerazione alcuni elementi regolativi dell'azione sociale che verranno approfonditi in un momento successivo:

meccanismi capaci di indurre una pluralità di individui liberi e consapevoli - i quali perseguono, allo scopo ultimo di sopravvivere materialmente e simbolicamente, mille scopi prossimi differenti in situazioni volta a volta uniche - a compiere nondimeno azioni che si susseguono in modo ordinato e danno origine a un'organizzazione sociale funzionante.   Tali meccanismi si riducono a tre: orientamento, prescrizione e allocazione.   Ciascuno è atto a rafforzare o inibire gli altri.

A partire dalle considerazioni appena svolte, sarà quindi possibile definire e attribuire ulteriori caratterizzazioni dell'attore sociale rispetto ai sistemi d'azione e di rapporti ai quali partecipa: ruolo, posizione, potere, prestigio, ricchezza, status.

I quattro sistemi sociali richiamati più sopra (economico, politico, biopsichico e culturale) raggruppano e organizzano complessi insiemi di azioni interdipendenti volte a risolvere alcuni fondamentali e invarianti problemi di una società umana. Secondo il Gallino,

al mero scopo di sopravvivere una società deve [...] perennemente affrontare con qualche misura di successo alcuni problemi che sono analoghi, pur se proiettati su scala enormemente più ampia, a quelli che un attore individuale incontra nel suo spazio d'azione.

Si tratta, normalmente, di procurarsi le necessarie risorse ambientali, favorire l'armonico sviluppo delle sue componenti umane e dei relativi gruppi, garantire la coesione tra le parti per far emergere una caratteristica di unitarietà rispetto all'ambiente, conservare la propria identità culturale, ecc..


 

Punti di vista diversi e "oggetti economico-aziendali"

I quattro sistemi sociali indicati possono essere esaminati sia a livello fisico ("estensionale"), con riferimento ai singoli individui umani (eventualmente raggruppati in attori collettivi), sia a livello concettuale ("intensionale"), con riferimento alle sole azioni che le diverse classi di attori, nei loro ruoli e nelle loro posizioni, possono svolgere.  Sul piano fisico, il piano della concretizzazione dei fenomeni sociali, i quattro sistemi appaiono intrecciati rispetto alle istanze degli attori sociali che svolgono le azioni, dato che normalmente uno stesso attore sociale "fisico" occupa posizioni e ricopre ruoli diversi in più di uno dei sistemi considerati.

Se sul piano concettuale (il Gallino parla di "sistemi analitici") viene osservato e studiato l'aspetto funzionale e organizzativo dei sistemi che raggruppano le diverse azioni preposte a perseguire gli scopi della società, sul piano fisico (i "sistemi concreti" di Gallino) viene osservato il modo di suddividere nel tempo e nello spazio le diverse responsabilità in merito a queste azioni.  E' al livello fisico, concreto, di osservazione che si pongono i principali meccanismi di regolazione dell'azione sociale.  Per Gallino,

nei sistemi concreti la regolazione viene ottenuta principalmente mediante:
  1. la suddivisione delle azioni tra diversi ruoli;
  2. l'assegnazione di ciascun ruolo a una posizione sociale;
  3. l'allocazione a questa di un determinato status;
  4. l'inserimento di individui adatti in ciascuna posizione.

Il sistema NS & BAM/P condivide un ulteriore aspetto della teoria dell'attore sociale del Prof. Gallino e ciò in dipendenza di alcune evidenze pratiche e, normalmente, di immediata verifica individuale che riguardano la vita quotidiana degli attori umani in campo aziendale.  L'Autore citato fa una considerazione proprio sull'esempio del sistema economico che è ciò che ai nostri fini didattici più ci interessa.  Riprenderemo in seguito questo discorso che ora ci limitiamo a sintetizzare come segue:

Come prima anticipazione sul nostro discorso economico-aziendale precisiamo che nell'universo del discorso delle metodologie NS & BAM/P sia i beni e i servizi tradizionalmente intesi come risorse economiche di fatto, sia gli altri tipi di prodotto dell'azione umana, purché opportunamente correlabili direttamente o indirettamente in termini di valenza economica (estesa quanto si vuole), vengono considerati nella loro qualità di "oggetti economici". Per il nostro orientamento prevalentemente aziendalistico (tecnico-economico), sarà per noi più frequente riferirci ad essi con il nome di oggetti aziendali.


 

Il sistema economico, il sistema aziendale e la divisione del lavoro

Riepilogando, con Luciano Gallino,

L'evoluzione socioculturale [...] ha portato alla formazione, nelle società moderne, di sistemi sociali concreti che includono solo una frazione delle azioni globalmente necessarie per la produzione e riproduzione delle società stesse.  In altre parole, soltanto una parte del lavoro sociale complessivo viene in esse istituzionalmente costruito e compensato come lavoro. Ne segue che la popolazione soggetto che alimenta i sistemi stessi - definita a fini statistici forza di lavoro [...] -, appare molto ridotta rispetto alla popolazione totale: solo in rari casi la prima supera il 40% della seconda.

Inoltre, sempre in termini evolutivi, nelle società umane il lavoro sociale istituzionalizzato tende a differenziarsi al fine di conseguire prestazioni globalmente più efficienti ed efficaci. Le attività differenziate tendono ad accrescere la loro specializzazione e vengono a loro volta suddivise in componenti più elementari organizzate in altrettanti sottosistemi.  Le modalità particolari di organizzazione istituzionalizzata del lavoro sociale possono essere diverse, ma tutte tendono a distribuire sulla popolazione soggetto (chi compie il lavoro) le funzioni di controllo, di regolazione e di trasformazione delle risorse.

Proprio in riferimento alla funzione di "trasformazione" delle risorse, viene introdotta una ulteriore suddivisione delle responsabilità e delle autorità.  Si tratta della cosiddetta divisione tecnica del lavoro che, rispetto alla divisione del lavoro sociale appena accennato, si pone su un piano orizzontale.

Sebbene nel corso degli ultimi due secoli sia stata evidenziata in molte sedi una forte tendenza alla specializzazione e alla differenziazione/separazione sempre più marcata dei contesti sociali, proprio in rapporto alla "divisione del lavoro", è da sottolineare che

all'avanzata differenziazione, corrisponde nelle società contemporanee una marcata interpenetrazione dei sistemi sociali. Pur nelle più libere economie di mercato, il sistema economico, nel mentre è guidato dal sistema politico in vista di scopi collettivi, manifesta esso stesso una direzionalità di tipo politico.  Valori e pratiche della solidarietà espressi dalla comunità - uno dei sistemi in cui si concreta il sistema biopsichico -, nonché dal sistema socioculturale, permeano in misura sconosciuta nel passato l'agire politico come l'agire economico.  D'altra parte, valori e pratiche della razionalità rivolta a uno scopo, componenti essenziali delle economie moderne, sono presenti e operanti anche in tutti i sistemi non economici. Da ultimo, numerose attività, sia educative e formative, sia altre dirette alla conservazione, al recupero e alla diffusione di tratti di cultura, materiale e non materiale, quali caratterizzano specificamente il sistema socioculturale, sono svolte regolarmente dal sistema economico come dal sistema politico.

In questo senso sarà più avanti evidente il rilievo che il sistema metodologico aziendale NS & BAM/P, in quanto approccio di "management postmoderno", pone, con le dovute attenzioni operative, sull'elemento cosiddetto di "fertilizzazione incrociata" esistente e possibile tra il sistema degli accadimenti economici e il sistema degli accadimenti extra-economici della società umana. Del resto, come già accennato più sopra, gli attori sociali, individuali o collettivi, tendono sempre più, contemporaneamente, ad occupare posizioni e a ricoprire ruoli diversi in sistemi di azione sociale diversi: è questo il "veicolo" della fertilizzazione incrociata di cui sopra.

Un caso particolare di interpenetrazione sistemica tra i quattro sistemi sociali evidenziati dal Gallino (economico, politico, biopsichico e socioculturale), in seno al discorso basato sul sistema NS & BAM/P, riguarda il particolare punto di vista nel quale ci poniamo per studiare la fenomenologia combinata azienda/impresa attraverso cui delineare percorsi di "eccellenza aziendale" e di "arte imprenditoriale".  In effetti si tratta di interpretare in modo diverso il sistema economico rispetto a quanto è stato detto più sopra, al fine di isolare due classi (specie) diverse di attori che, invece, normalmente si rischia di confondere (e lo si fa regolarmente!) nella corrente prassi aziendale e manageriale.

E' per questo motivo che il NS & BAM/P si limita ad individuare solo due tipi di sistema che, come già detto altrove, chiamiamo rispettivamente:

Anche qui, la separazione praticata è un puro artificio metodologico (o "bisturi epistemologico", per dirla con B. P. Keeney).  A noi serve per inquadrare i problemi del discorso aziendale, "modernamente complicati", in un contesto ristrutturato, "complessificato in senso postmoderno": l'unico modo che la nostra esperienza ci permette di concepire come semplificatore del processo di sviluppo dell'arte aziendale (business areté).   Si tratta di concepire due sistemi distinti di azione sociale caratterizzati dall'esclusiva presenza in ognuno di essi di una determinata popolazione:

Per evitare confusione e possibili ambiguità rispetto alla terminologia fino a qui utilizzata nell'introduzione dell'argomento sociologico, da questo momento, nella nostra trattazione assoceremo alla "popolazione aziendale" un sistema complessivo di azioni economiche che esclude l'intervento diretto degli attori umani, individuali o collettivi e che quindi non verrà più chiamato "sistema economico", ma più correttamente "sistema tecnico-economico".

D'altro canto, in buona parte, il "sistema economico" precedentemente introdotto assieme agli altri tre sistemi sociali (politico, biopsichico e socioculturale), ma, si noti bene, prevalentemente in relazione all'insieme fenomenologico che riguarda l'azione diretta egli attori umani, torna a buon diritto assieme agli altri tre nella costituzione del più globale e articolato sistema degli accadimenti extra-economici.  Quest'ultimo, sempre per evitare ambiguità e incomprensioni, verrà fin d'ora riferito con il nome di "sistema extra-aziendale".  In particolare, però, al di là del peso certamente significativo in termini generali degli altri, dei quattro sistemi così aggregati, sarà sempre il sistema economico ad interessarci maggiormente.

Infatti è proprio quest'ultimo che viene studiato, assieme al sistema tecnico-economico, dal NS & BAM/P che, tra l'altro, inserisce in esso l'attività sociale dell'uomo tesa ad interfacciarsi con il sistema popolato dalle aziende.  Per fare questo, il nostro approccio introduce il concetto di "impresa" che, distinto nettamente da quello di azienda e caratterizzato in modo alternativo alla tradizione del management moderno, costituisce il tipo di azione economica principale degli attori umani.

In pratica, l'edificio metodologico NS & BAM/P individua una relazione particolare tra gli attori umani (del sistema extra-aziendale) e gli attori aziendali (del sistema tecnico-economico), relazione che si stabilisce attraverso ciò che abbiamo chiamato "impresa".  Il rapporto tra attori sociali umani (individuali o collettivi: esseri umani) e aziende ha le seguenti caratteristiche di massima:


 

 
Il contributo della disciplina economico-aziendale
Una breve introduzione alla Economia Aziendale

Il sistema manageriale NS & BAM/P sviluppa lo studio del management aziendale postmoderno secondo due ipotesi epistemologiche fondamentali:

In relazione alla prima delle due ipotesi indicate, all'interno del sistema NS & BAM/P è presente un modello di tipo organizzativo che descrive il funzionamento del sistema tecnico-economico, quello popolato dalle sole "aziende".  Il modello citato, chiamato "Modello della Nice Satisfactory", si riferisce particolarmente al punto di vista che, rifacendoci alla tradizione moderna della scienza economica, chiamiamo "microeconomico", aziendalistico.  Il modello descrive il funzionamento aziendale dall'esclusivo punto di vista dell'azienda stessa estendendo, comunque, la sua valenza esplicativa anche all'ambiente economico o agli ambienti economici (analoghi ai cosiddetti mercati e settori) che la interessano, come sottoinsiemi del sistema tecnico-economico globale.

Prima di studiare a fondo il modello della Nice Satisfactory riteniamo indispensabile introdurre alcuni richiami della teoria dell'Economia aziendale, secondo la sua Scuola italiana, mentre per un più efficace approfondimento rimandiamo all'opera Economia aziendale, di G. Airoldi et al..   Da questa teoria cercheremo di estrarre quante più possibile definizioni e considerazioni che riguardano il funzionamento spiccatamente tecnico-economico dell'azienda.  In particolare, è ora necessario puntualizzare la netta distinzione che l'Economia aziendale fa tra i concetti di "istituto" e "azienda".


 

Alcune definizioni utili: "istituti", "aziende" e "beni economici"

Paola Dubini, citando C. Masini ricorda che

<<Nella società umana [...] appaiono con grande varietà <<istituzioni>> intese come norme e consuetudini morali, politiche e sociali fondate in manifestazioni durature di comportamento dei singoli e dei gruppi.  Ad esse si collega la formazione di istituti.  (... Un istituto) è un'unità per i rapporti che lo costituiscono, ma proprio in un modo e non in altro e con vincolo degli elementi e fattori a carattere di complementarietà per esser rivolti ad un insieme di fini comune.  (...) Il discendere l'istituto dalle istituzioni dell'umanità presenta la sua fondamentale proprietà sociale.  (...) La ricerca intorno ad un istituto è necessariamente di tipo interdisciplinare>> (Masini [...]).  [...] <<L'attività economica nelle sue moderne manifestazioni si ha per relazioni e nell'ambito di istituti, alcuni tipicamente "economici", altri con caratteristiche anche dominanti di specie diversa.  L'Economia scopre in essi l'attività economica quando si hanno redditi, produzioni fisiche, costi di consumo, consumi, risparmi, investimenti, movimenti di moneta, rapporti di debito e di credito, patrimoni e capitali>> [...] <<Ipotesi guida fondamentale per una teoria economica si assume nel riconoscere che l'attività economica è tipicamente svolta per mezzo di aziende di istituti>> (Masini [...]).

Come precisano G. Airoldi, V. Coda e G. Brunetti, possiamo distinguere tre tipi principali di istituti:

Inoltre, per i medesimi autori,

l'attività economica consiste [...] nelle operazioni di produzione e di consumo dei beni economici. Sono beni economici le merci e i servizi utili per il soddisfacimento dei bisogni delle persone e scarsi rispetto alle esigenze espresse dalle persone.  Sono non economici, o liberi, i beni non soggetti al limite di scarsità.

La sintesi che fa l'Economia aziendale comprende la seguente definizione di azienda:

si definisce azienda, per astrazione, l'ordine strettamente economico di un istituto, ossia l'insieme degli accadimenti economici disposti ad unità secondo proprie leggi.

L'Airoldi e colleghi precisano che

l'istituto è realtà unitaria in corrispondenza dell'unitarietà della società umana che esso riflette e del bene comune cui esso è finalizzato; unitaria è dunque per sua natura anche l'azienda; non si danno in senso proprio manifestazioni economiche individuali, ossia di singola persona; i bisogni economici, il lavoro, la proprietà, il patrimonio, i redditi, i consumi sono di persone in quanto membri di istituti. L'economia non è di persone singole; è di azienda e di aggregati di aziende.

In merito a questo assunto, vedremo che il sistema metodologico NS & BAM/P realizza, invece, con l'intento di agevolare la pratica manageriale, una "virtualizzazione" del concetto di istituto il quale, dopo essere stato generalizzato, può essere attribuito ad un unico individuo umano.    Ma questo aspetto, assieme alla sua utilità metodologica e al suo rapporto con la teoria dell'Economia aziendale, verrà chiarito meglio in seguito quando affronteremo l'argomento NS & BAM/P specifico (si tratta della cosiddetta stakeholdership costellativa).


 

Alcune precisazioni sui concetti di "istituto" e di "attività economica"

Siamo d'accordo con G. Airoldi, G. Brunetti e V. Coda quando precisano, nel loro paragrafo introduttivo Le persone, gli istituti e l'attività economica, che

Le persone, nel loro complesso divenire, perseguono molteplici fini di varia specie e di vario grado; il perseguimento di tali fini suscita bisogni; per soddisfare i bisogni le persone svolgono, tra l'altro, l'attività economica, ossia l'attività di produzione e di consumo di beni economici.

Gli autori citati insistono sul fatto che l'attività economica viene svolta primariamente all'interno (<<nell'ambito>>) di istituti dei quali, come già sappiamo, distinguono i tre principali tipi: le imprese di produzione, le famiglie e le amministrazioni pubbliche. Essi, quindi, aggiungono che

l'attività economica si manifesta prioritariamente nel lavoro; lavoro che è di persona e di persona come parte della famiglia e di altri istituti.

Abbiamo già visto che l'Economia aziendale distingue nell'attività economica due momenti correlati, indicati l'uno come "produzione" e l'altro come "consumo" di beni economici. Gli Autori considerano

otto classi fondamentali di operazioni che congiuntamente danno attuazione alle produzioni ed ai consumi:
- operazioni di trasformazione fisico-tecnica;
- negoziazioni di beni privati e pubblici;
- negoziazioni di capitale di prestito (o negoziazioni di credito;
- negoziazioni di rischi specifici (assicurazione);
- negoziazioni di capitale proprio (capitale di rischio);
- negoziazioni di lavoro;
- operazioni di organizzazione;
- operazioni di rilevazione e di informazione.

Per gli autori citati vale anche la distinzione tra due tipi diversi di negoziazione:

- negoziazioni che, almeno nell'economia progredita occidentale, si svolgono nella forma di scambio monetario (che differisce dal baratto perché il bene è scambiato con un corrispettivo in moneta);
- negoziazioni alle quali non corrisponde un meccanismo di scambio monetario.

Nel primo tipo di negoziazione vengono fatte rientrare quelle che hanno per oggetto i beni/servizi privati e pubblici, oppure il credito di prestito (da non confondersi, come precisano Airoldi e colleghi, con il credito di regolamento, che si origina quando nella negoziazione di beni/servizi il regolamento del prezzo non avviene in contanti) o i rischi specifici. E' bene precisare che i beni prodotti dalle publiche amministrazioni

(definiti beni pubblici, in gran parte servizi pubblici) sono però erogati secondo modalità non direttamente assimilabili allo scambio e per talune classi di beni pubblici può essere improprio anche l'uso del termine più generale di negoziazione; in luogo di prezzi negoziati gli istituti delle pubbliche amministrazioni percepiscono tributi che in molti casi sono poco o punto correlati ai volumi ed alle qualità dei beni pubblici fruiti dal singolo contribuente. L'espressione "negoziazione di beni pubblici" deve quindi intendersi in accezione molto ampia.

Appartengono invece al secondo tipo indicato quelle negoziazioni che, secondo gli Autori citati, non sono operazioni di scambio. Essi si riferiscono alle negoziazioni di capitale proprio (o capitale di rischio) e di lavoro.

Il capitale proprio(che è complementare al capitale di prestito nella copertura del fabbisogno di capitale degli istituti) è l'insieme di mezzi monetari conferiti stabilmente all'istituto dai membri dello stesso ed è direttamente soggetto al rischio economico generale.

Le negoziazioni del secondo tipo si caratterizzano per la loro natura diversa dallo scambio di beni/servizi (o credito di prestito o rischi) perché

a) il lavoro e il capitale risparmio conferito in forma di capitale proprio sono le due condizioni primarie di produzione; b) i prestatori di lavoro ed i conferenti di capitale risparmio sono, in linea di principio, membri dell'istituto in cui l'attività economica con il loro contributo si svolge.

Cioè, ci sembra di capire, laddove la negoziazione è riferita ad altre aziende (rispetto a quella dell'istituto considerato) si verifica lo scambio monetario, cosa che invece non è ravvisabile quando si tratta di una negoziazione tra l'istituto stesso e i suoi membri.

Rimandandone l'approfondimento alle successive lezioni, introduciamo ora brevemente anche gli altri tipi di operazione aziendale riportate nel precedente elenco:

- operazioni di trasformazione fisico-tecnica: come riferiscono gli Autori, trattasi della produzione e del consumo legati alla trasformazione fisica e tecnica svolta nelle imprese manifatturiere, al confezionamento, allo stoccaggio dei prodotti finiti, al trasporto delle merci, al trattamento di dati e informazioni, alla produzione e riproduzione di titoli e mezzi monetari, ai servizi di trasporto, a quelli di polizia e a quelli sanitari, alla pulizia/manutenzione delle abitazioni e dei capi di abbigliamento, ecc.
- operazioni di organizzazione e operazioni di rilevazione/informazione: detto brevemente, secondo l'Economia aziendale, si tratta di quelle operazioni che, rispettivamente, riguardano l'evoluzione della struttura organizzativa dell'istituto/azienda (scomposizione gerarchico-funzionale delle attività) e la raccolta e il trattamento delle informazioni relative allo svolgimento delle attività aziendali, informazioni utili ai fini della programmazione e del controllo delle attività medesime.

I primi sei tipi di operazione del'elenco presentato più sopra costituiscono il cosiddetto gruppo delle operazioni di gestione, che assieme alle operazioni di organizzazione e di rilevazione appena viste danno vita al complesso sistema di operazioni dell'amministrazione aziendale, così come descritto dall'Economia aziendale nella sua Scuola italiana, a cui stiamo facendo riferimento in questa introduzione.

Si rimanda ovviamente al testo citato (Economia aziendale, Ed. Il Mulino, 1994) l'approfondimento del caso. Nel seguito del corso arriveremo a descrivere più compiutamente i tipi di operazione che abbiamo visto comporre, secondo gli schemi dell'Economia aziendale, l'attività economica al fine di introdurre il nostro modello generale di organizzazione e svolgimento delle attività aziendali.


 

Le idee di fondo dell'Economia aziendale: un prezioso punto di partenza per affrontare il management postmoderno (1)

Facciamo una prima considerazione importante ai fini dello studio del management postmoderno. G. Airoldi e colleghi distinguono le scienze economiche in due rami:

- Economia politica: si occupa delle attività economiche (produzione e consumo di beni con lo scopo di soddisfare determinati bisogni) su larga scala, fino ad interessarsi delle problematiche più complesse della globalizzazione dei mercati
- Economia aziendale: maggiormente concentrata sui fenomeni di scala aziendale e, quindi, sui processi di produzione e consumo che si svolgono all'interno delle aziende e/o tra aziende che interagiscono in aggregati particolari.

L'Airoldi, con Brunetti e Coda precisano che [pag. 27, op. cit.]

La persona nella sua totalità è posta al centro dell'analisi economica. [...] L'analisi economica deve tener conto dei seguenti elementi: a) la persona svolge l'attività economica non come fine ma come mezzo per realizzare i fini di persona; b) le persone sono membri di gruppi, di istituti, di collettività, in generale di società umane; c) le persone umane, se poste ad operare in contesti retti secondo giustizia, condividono i valori della solidarietà, della lealtà e del progresso. Sono semplificazioni improprie e dannose per l'analisi e per l'azione economica le ipotesi di homo oeconomicus egoista, opportunista (se il termine implica il concetto di slealtà), conservatore e per natura portato a comportamenti restrittivi rispetto ai ruoli di lavoro.

A questo punto occorre fare una precisazione riguardo, invece, un'idea di fondo del "postmanagement" NS & BAM/P (il sistema di management postmoderno proposto nel nostro corso). Si tratta di alcune considerazioni legate a determinati fenomeni della pratica quotidiana di vita aziendale che, ci sembra del resto, tutti i lavoratori, imprenditori e manager possono facilmente rinvenire nelle loro esperienze d'azienda.

Il riferimento all'egoismo dell'homo oeconomicus viene da noi fatto ai fini della necessaria economicità e "razionalità manageriale" (sebbene limitata) che l'azienda deve manifestare nel suo funzionamento. Vedremo studiando i modelli del sistema NS & BAM/P come proprio la compresenza di istanze egoistiche legate al fattore umano e di altre esigenze di puro calcolo economico riconducibili all'azienda nel suo complesso si ponga nella vita aziendale di tutti i giorni nei termini di un pesante paradosso. E vedremo come tale paradosso costituisca il principale limite realizzativo dei progetti di eccellenza aziendale, progetti che specialmente nell'ultimo quarto del secolo scorso molte aziende e molte persone ad esse collegate hanno ppotuto vedere naufragare miseramente, magari entro confusi scenari manageriali di tipo partecipativo, dando vita anche a sofisticate discussioni sulla cosiddetta "etica degli affari".

Una ulteriore precisazione è necessario farla a partire dalla seguente importante riflessione degli Autori citati [pagg. 25-28, op. cit.], per la cui migliore contestualizzazione rimandiamo direttamente al loro testo. Essi ritengono che l'attività economica debba essere indagata, nel suo complesso e nei suoi dettagli, sulla base di un molteplice piano di studio: lo studio delle strutture, delle tecniche, dei comportamenti e dei risultati. Si tratta di piani distinti ma al contempo interagenti e interdipendenti e, pertanto, devono essere approcciati dallo studioso in modo congiunto, anche con riferimento al tema della loro evoluzione/innovazione:

l'analisi dei comportamenti e l'analisi dei risultati devono essere orientate anche all'individuazione delle alternative modalità strutturali e tecniche di svolgimento dell'attività economica ed alla selezione, nonché all'innovazione, delle modalità relativamente più convenienti nei vari contesti. [...] L'attenzione dedicata alle alternative modalità tecniche e strutturali si ispira all'obiettivo di rafforzare il contributo delle scienze economiche al processo di individuazione, di sperimentazione e di diffusione di modalità di svolgimento dell'attività economica di produzione e di consumo capaci di meglio soddisfare i bisogni economici delle persone e per tale via, più in generale, meglio contribuire alla realizzazione dei fini delle persone e delle società umane.

E' proprio il mix di fattori sistemici, tutti cruciali e critici, che abbiamo fino a quì evidenziato a porsi come base del "paradosso aziendale" di cui parlavamo più sopra. L'attenzione alla gestione corrente, all'innovazione, al fattore umano, all'economicità delle attività diproduzione e consumo: sono tutte problematiche che spesso in azienda vengono vissute in modo antitetico e conflittuale.

Airoldi, Coda e Brunetti affermano, in aggiunta a quanto già citato, che

l'innovazione delle modalità di svolgimento delle attività economiche, in particlare dell'attività di produzione attuata dalle imprese e dagli istituti della pubblica amministrazione, deve ispirarsi, oltre che ai principi generali di giustizia, alla ricerca di soluzioni che coniughino più elevati livelli di soddisfazione dei prestatori di lavoro. I due obiettivi non sono fungibili [sostituibili]; solo per aspetti particolari si può ipotizzare che l'efficienza si possa innalzare a discapito della soddisfazione delle persone e che, viceversa, la soddisfazione delle persone si innalzi riducendo l'efficienza. L'efficienza e la soddisfazione sono risultati correlati positivamente tra di loro congiunti. Analizzando le dinamiche di non breve periodo degli assetti organizzativi e tecnici, si osserva che, quasi sempre, specie negli ultimi decenni, i grandi incrementi di efficienza si sono accompagnati a condizioni di lavoro più soddisfacenti e viceversa.

In effetti le cose sembrano essere andate più o meno così. A questo punto, però, considerando cosa succede concretamente nelle aziende e in relazione ad esse, oltre che considerando i risultati generali ottenuti rispetto al tempo intercorso nell'ottenerli, ci sembra che le "cose aziendali" siano arrivate a complicarsi davvero troppo. Ma questo, del resto, è proprio lo scenario postmoderno che caratterizza nei fatti la fenomenologia aziendale, manageriale, lavorativa, imprenditoriale.

Il discorso economico ed aziendalistico affrontato secondo l'approccio del sistema NS & BAM/P è basato sulla netta separazione tra i due fondamentali "attori" coinvolti (nella loro qualità di esseri viventi):

E' così che noi proponiamo di andare al di là del famoso paradosso aziendale su indicato.


 

Le idee di fondo dell'Economia aziendale: un prezioso punto di partenza per affrontare il management postmoderno (2)

Introduciamo ora gli elementi caratterizzanti la Scuola italiana della Economia aziendale e, quindi, i fattori importanti che ci hanno fatto scegliere questa dottrina come punto di partenza per proporre lo studio della fenomenologia aziendale secondo i canoni del "management postmoderno" del sistema metodologico NS & BAM/P. Anche se gli Autori citati (Airoldi, Coda, Brunetti, Economia aziendale, Il Mulino, 1994) non ritengono possa affrontarsi lo studio dell'organizzazione aziendale, e in particolare dell'impresa, in termini di "metafora dei sistemi viventi" (si veda più avanti), noi ci avvaliamo del loro importante lavoro di sintesi e sistemazione della dottrina per introdurre man mano i modelli del funzionamento aziendale. Tratteremo, pertanto, il nostro oggetto di studio, l'azienda, assieme all'attore sociale umano (a cui facciamo corrispondere l'oggetto economico impresa), secondo i nostri modelli organizzativi basati sulla metafora dei sistemi viventi. Ma lo faremo cercando di mantenere per quanto possibile il più elevato collegamento disciplinare con gli schemi forniti dall'Economia aziendale.

Descriviamo ora, anche a riassunto di quanto detto in precedenza, con le parole stesse degli Autori i principi generali della dottrina considerata [pagg. 28-30, op. cit.], rinviando vivamente all'opera citata per ogni approfondimento.

L'oggetto proprio dell'Economia aziendale si identifica assumendo come centro di riferimento le attività economiche svolte dalle aziende. Si tratta di un oggetto complesso ed una sua definizione precisa non può che derivare da un'articolata serie di proposizioni congiunte declinabili nel modo seguente:

  i) l'Economia aziendale ha per oggetto l'ordine economico (ossia il sistema degli accadimenti economici) di tutti gli istituti nei quali si svolgono significative attività di produzione e di consumo di beni economici;
  ii) si considerano particolarmente rilevanti tre classi di istituti: le famiglie, le imprese, gli istituti della pubblica amministrazione; ad esse corrispondono tre classi di aziende sinteticamente denominate: aziende familiari di consumo, aziedne di produzione, aziende di pubbliche amministrazioni (o aziende composte pubbliche);
  iii) l'Economia aziendale studia l'attuazione delle produzioni e dei consumi e, con riguardo ai sistemi economici progrediti, i connessi processi di: trasformazione fisico-tecnica; negoziazione di beni, di capitale di prestito e di rischi particolari; negoziazione di lavoro e di capitale proprio; organizzazione; rilevazione e informazione;
  iv) il sistema degli accadimenti di azienda, analizzato nell'ottica dell'amministrazione d'azienda, è riconducibile ai grandi aggregati dei processi di gestione, di organizzazione e di rilevazione e informazione;
  v) le modalità strutturali e tecniche di svolgimento delle operazioni di azienda sono riconducibili a: la struttura del soggetto economico (più in generale, l'assetto istituzionale), la struttura delle combinazioni produttive, la struttura dell'organismo personale, la struttura del patrimonio, l'assetto organizzativo e, per alcuni aspetti, l'assetto tecnico;
  vi)le operazioni di azienda si attuano con il concorso di vasti insiemi di condizioni di produzione; si definiscono condizioni primarie di produzione il lavoro ed il capitale risparmio cui corrispondono i prestatori di lavoro e i conferenti di capitale risparmio come prime categorie di persone componenti il soggetto economico;
  vii) in Economia aziendale si distingue il concetto di produzione di beni da quello di produzione di redditi per la rimunerazione dei prestatori di lavoro e dei conferenti di capitale; nelle imprese la produzione di beni è da un lato la funzione caratteristica per la collettività, e dall'altro lato il mezzo per la produzione di redditi; la produzione di beni secondo efficienza (in senso lato) è condizione necessaria per la produzione di redditi soddisfacenti per i membri del soggetto economico;
  viii) tra i processi economicidi azienda si pongono in evidenza i processi di innovazione delle modalità strutturali e tecniche di svolgimento dell'attività economica.

Riportiamo in conclusione una precisazione sulla posizione degli Autori citati circa la possibilità di assimilare il funzionamento delle aziende (e in particolare delle imprese di produzione) a quello dei sistemi viventi.

Nell'analisi della dinamica delle imprese è bene evitare assimilazioni tra la "vita" delle imprese e quella degli esseri viventi. La demografia delle imprese è demografia diistituti e presenta caratteri del tutto particolari. Le imprese sono istituti atti a perdurare per tempi indefiniti; l'estinzione di un'impresa non è soggetta a leggi biologiche. Ciascuna impresa nel tempo segue percorsi vari; alcne si sviluppano e si espandono; molte no. Nel tempo per ciascuna impresa si danno espansioni e contrazioni, evoluzioni e involuzioni. Più imprese possono fondersi; un'impresa può scindersi in più imprese. L'intreccio di fusioni, acquisizioni, scorpori comporta forme di "nascita" e di "estinzione" delle imprese del tutto particolari.

 

 

(Torna alla homepage)

(Per comunicare con l'autore:
grivalta@postmanagement.com)


Tutto il materiale in questo sito è copyright 1999-2007 di Gian Luca Rivalta (Torino).
E' vietata qualsiasi riproduzione anche parziale e in qualsiasi forma, se non autorizzata per iscritto dall'autore