Sappiamo dalla fisica ottica che la luce (elemento esterno primario che determina la nostra sensazione visiva) si propaga normalmente in linea retta attraverso i diversi “mezzi” di propagazione: vuoto, mezzi solidi (materiali trasparenti come il vetro), mezzi gassosi (aria, ecc.), e così via.
Esistono però determinate situazioni per le quali la propagazione rettilinea della luce viene meno e ciò può dipendere, per esempio, dalle particolari condizioni atmosferiche entro cui si realizza il fenomeno. E’ questo il caso dei ben noti miraggi.
Il fenomeno dei miraggi dipende da rapidi cambiamenti della densità dell’aria al variare dell’altezza rispetto al suolo. In queste condizioni, infatti, si verifica una curvatura (verso gli strati d’aria maggiormente densi, e cioè verso il suolo) dei raggi di luce provenienti da un oggetto. Tale curvatura fa sì che un soggetto osservatore “veda” l’oggetto non dove effettivamente esso si trova (magari nascosto da un qualche ostacolo e quindi normalmente non visibile dalla medesima posizione di osservazione), ma dove egli deve puntare lo sguardo per cogliere quegli stessi raggi luminosi.
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