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Non si vede solo con gli occhi... / Introduzione

 

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"Tutto è illusione, anche questo che state leggendo"
[Cartello esposto nel laboratorio di Richard L. Gregory, Università di Bristol, GB] 1

 

"La natura non è soltanto ciò che è visibile agli occhi. Essa è anche l’insieme delle immagini interiori della mente. Immagini al di là dell’occhio"
[Eduard Munch]

 

 

 

<<Non si vede solo con gli occhi>>, afferma Heinz von Foerster 2, aprendoci un orizzonte epistemologico (di conoscenza e di come la conoscenza umana si sviluppa) rivoluzionario circa le nostre facoltà di percepire la realtà. Essa insinua tra le nostre consolidate "certezze percettive" il seme del dubbio e, cioè, alcuni elementi di incertezza, che ci fanno intuire in qualche modo che forse il mondo che noi crediamo di "vedere" in quanto ente a noi esterno, al di fuori e del tutto autonomo dal nostro essere, è più realisticamente da noi "inventato".

 

La percezione delle sensazioni, in particolare quelle visive, costituisce uno dei temi più importanti di quella che può considerarsi la “scienza della vita”, dato che essa è manifestazione e, al tempo stesso, origine del nostro modo di vedere il mondo e il nostro rapporto con esso. Più avanti nel testo affermeremo che <<il nostro cervello passa una vita “da solo”, poiché dalla nascita alla morte dell’individuo esso resta completamente isolato dal resto del mondo, nel senso che ogni sua interazione con il mondo esterno viene sempre mediata da un articolato sistema a strati>>. Questi strati, come cercheremo di mettere in luce, sono sia organici (anatomico-fisiologici) sia psichici e derivano da cause eterogenee alcune delle quali sono naturali, innate per la nostra specie, mentre altre, la maggior parte, sono acquisite, legate alla nostra storia individuale.

 

Come notava già nei primi anni Cinquanta Aldous Huxley 3, pag. 10-11, <<Noi viviamo insieme, agiamo e reagiamo gli uni agli altri; ma sempre, in tutte le circostanze, siamo soli. [...] Per la sua stessa natura, ogni spirito incarnato è condannato a soffrire e godere in solitudine. Sensazioni, sentimenti intuiti, fantasie, tutte queste cose sono personali e, se non per simboli e di seconda mano, incomunicabili. Possiamo scambiarci informazioni circa le esperienze, mai però le esperienze stesse>>. Fortunatamente gli esseri umani sono abbastanza simili tra di loro, e questo fatto permette <<la comprensione deduttiva, o anche la mutua empatia o il “sentirsi dentro”. Così, ricordando i nostri lutti e le nostre umiliazioni, possiamo addolorarci con gli altri in analoghe circostanze, possiamo metterci [...] al loro posto. Ma in alcuni casi la comunicazione>> tra gli individui risulta essere <<incompleta o addirittura inesistente>>.

 

Inoltre, sempre lo stesso Autore suggeriva, citando C.D.Broad e Bergson, che il cervello e il sistema nervoso umano tendono ad eliminare piuttosto che a produrre informazioni 4, pag. 22-23: <<Chiunque è capace in ogni momento di ricordare tutto ciò che gli è accaduto e di percepire tutto ciò che accade dovunque nell’universo. La funzione del cervello e del sistema nervoso è di proteggerci contro il pericolo di essere sopraffatti e confusi da questa massa di conoscenza in gran parte inutile e irrilevante, cacciando via la maggior parte di ciò che altrimenti percepiremmo o ricorderemmo in ogni momento, e lasciando solo quella piccolissima e particolare selezione che ha probabilità di essere utile in pratica>> e, cioè, nell’esistenza biologica.

 

A nostro avviso, proprio la seconda osservazione di Huxley ci permette di superare il limite naturale della “separatezza e unicità” delle percezioni umane, dato che, se sul piano della percezione più estesa ogni individuo è inevitabilmente isolato da ogni altro (sebbene Huxley paventasse l’ipotesi di un Intelletto in Genere a cui potenzialmente ogni essere umano può assimilarsi), sul piano delle limitazioni, invece, tutti gli individui tendono a conformare i propri vincoli percettivi (e in genere le proprie “gabbie cognitive”, in senso più lato) a schemi e a fattori tendenzialmente universali e costanti. Ma si tratta pur sempre di limitazioni, che possono anche consistere in aspetti marcatamente anatomico-fisiologici ma che, prevalentemente, dipendono da fattori neurologici e psichici. Dal punto di vista delle “probabilità di illusione o errore” e, paradossalmente, da quello delle esperienze più intime, insomma, possiamo dire che gli uomini e le donne sono tutti uguali, o almeno e più correttamente, confrontabili.

 

Perciò, oltre a divertire, in certi casi, e a stimolare l’intelletto umano, lo studio dei fenomeni paradossali, o perlomeno curiosi, che riguardano le nostre percezioni, con particolare riferimento alle cosiddette illusioni ottiche (considerato il notevole peso che il senso della vista ha nella vita umana) può aiutarci in casi concreti, per esigenze reali e, soprattutto, per tutti i membri della nostra specie.

 

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Note e bibliografia:

 

  • Mario Ageno, Elementi di fisica, Boringhieri, Torino 19763
  • John M. Darley – Sam Glucksberg – Ronald A. Kinchla, Psicologia, Vol. I, Il Mulino, Milano 1993
  • Gianluca Bocchi – Mauro Ceruti (a cura di-), La sfida della complessità, Feltrinelli, Milano 19948
  • Mario Farné et al., Come conoscere se stessi e gli altri. Guida pratica alla comprensione dei comportamenti umani, Selezione dal Reader’s Digest, Milano 1985
  • Heinz von Foerster, Sistemi che osservano, Astrolabio, Roma 1987
  • Heinz von Foerster, Cibernetica ed epistemologia: storia e prospettive, in Gianluca Bocchi – Mauro Ceruti (a cura di-), op. cit., pagg. 112-140
  • Aldous Huxley, Le porte della percezione, Mondadori, Milano 1980
  • A. Woodcock – M. Davis, La teoria delle catastrofi, Garzanti, Milano 19872
  • Nicholas Falletta, Il libro dei paradossi, TEA, Milano 2002
  • Richard Bandler - John Grinder, La struttura della magia, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1981
  • Douglas R. Hofstadter, Godel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante, Adelphi, Milano 19943
  • Bradford P. Keeney, L’estetica del cambiamento, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1985
  • Stefano Gallarini, La realtà virtuale, Xenia, Milano 1994
  • Terry Winograd - Fernando Flores, Calcolatori e conoscenza. Un nuovo approccio alla progettazione delle tecnologie dell'informazione, Mondadori, Milano 1987
  • Terry Winograd - Fernando Flores, op. cit., citando Humberto Maturana, pag. 67
  • Michael Benedikt (a cura di-), Cyberspace. Primi passi nella realtà virtuale, Muzzio, 1993

 

 


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