Sebbene, come vedremo più avanti, se ne debba attribuire ai complessi processi della percezione la maggiore responsabilità, possiamo individuare alcuni elementi biologici che sono concausa di determinati fenomeni di “illusione ottica”. Ed entro questi ultimi possiamo sicuramente comprendere anche i casi in cui vediamo cose che non esistono oppure non scorgiamo cose che di fatto ci stanno proprio davanti agli occhi (o le vediamo in modo diverso da come esse sono presumibilmente nella “loro” realtà).
Concentriamoci ora sulla retina che costituisce il rivestimento interno posteriore del bulbo oculare. Su tale porzione di tessuto individuiamo due punti importanti dei quali il primo prende il nome di punto cieco e il secondo viene invece denominato fovea. Alcune considerazioni interessanti sulle curiosità della sensazione visiva riguardano proprio il punto cieco, corrispondente al punto in cui si dirama dalla parte posteriore della retina il nervo ottico. Anatomicamente parlando, esso si trova al centro di un fittissimo reticolo di vasi sanguigni ed è completamente insensibile alle stimolazioni luminose. Questo fatto comporta una effettiva mancanza di risposta sensoriale da parte di questa zona della retina che risulta essere, per l'appunto, cieca. Fortunatamente, però, l’irregolarità spesso proverbiale del corpo umano ci viene in aiuto grazie al fatto che i punti ciechi dei nostri due occhi si trovano su posizioni differenti del relativo campo visivo. Questa irregolarità permette al nostro organismo di compensare, per sovrapposizione, le perdite visive di entrambi gli occhi.
Il risultato di tutto ciò è che noi non siamo consapevoli di questa “cecità anatomicamente determinata”, cioè, per dirla con H. von Foerster, <<Noi non vediamo di non vedere>>. Possiamo renderci conto di questo fenomeno con un semplice sperimento facilmente realizzabile, i cui riferimenti risalgono anche ad autori della portata di Humberto Maturana e Francisco Varela. Qui sotto viene riprodotta una immagine che può essere ingrandita facendoci click sopra e che ci permette di realizzare quello che nelle pagine del nostro sito si chiama Il test della cecità inconsapevole. Prima, però, è necessario seguire attentamente le istruzioni esposte dopo l'immagine.
Avvertenza:
Istruzioni:
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Riassumendo, possiamo dire che le variazioni chimico-fisiche del nostro ambiente provocano delle sollecitazioni (perturbazioni), cioè degli stimoli, per i recettori dei nostri sistemi sensoriali a partire dai quali, il nostro cervello riceve determinati dati neuronali e questo, ovviamente, vale anche per la vista. Nel prossimo capitolo cercheremo di capire come sia possibile che l’uomo non “veda” delle onde elettromagnetiche o cose del genere, ma veda e riconosca invece delle persone, degli oggetti, dei paesaggi. Questo aspetto è del tutto analogo a quanto accade per gli altri sensi: <<Non sentiamo spostamenti di distribuzione d’energia sulla nostra membrana basale, sentiamo un aeroplano, una chitarra, un tuono, il pianto di un bimbo, la voce di un amico>>1, pag. 141. Studieremo pertanto il processo della percezione.
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