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Non si vede solo con gli occhi... / Oltre le sensazioni visive: la percezione negli esseri umani e i fattori psichici e sociologici ad essa correlati

 

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Lo studio della percezione costituisce uno dei più importanti ambiti della ricerca psicologica e viene coinvolta in molti altri settori della scienza e della tecnica che riguardano l’esistenza umana e, in particolare, l’azione dell’uomo. Possiamo riferirci alla percezione come a quel processo che ci permette di isolare, estrarre e organizzare i dati sensoriali (chiamati anche informazioni) che ci provengono dal mondo esterno e anche dall’ambiente interno al nostro organismo. La percezione è basata sulla nostra capacità innata e anche acquisita di “fare delle distinzioni”: <<Solo distinguendo una forma dall’altra siamo in grado di conoscere il nostro mondo. [...] G. Spencer-Brown ha scritto: “Fate una distinzione!”. Questo comando basilare, vi si ottemperi consciamente o inconsciamente, è il punto di partenza di qualsiasi azione, decisione, percezione, pensiero, descrizione, teoria ed epistemologia>> 1, pag. 30-31. Pertanto, prescindendo momentaneamente da qualsiasi meccanismo neurologico peculiare della nostra specie e da qualsiasi archetipo più o meno collettivo a cui si assoggetta involontariamente la nostra attività mentale, possiamo affermare che <<un mondo può essere percepito in infiniti modi secondo le distinzioni che stabiliamo>> 1, pag. 30-31. Da un punto di vista della psicoterapia moderna, per esempio, questa osservazione trova largo impiego nella cosiddetta pratica della “ristrutturazione delle situazioni”, nella quale vengono elaborate diversi modi di vedere le cose (le situazioni familiari o i rapporti di coppia nella vita matrimoniale patologica, per esempio), cioè, diverse “punteggiature” dei fenomeni sociali. In pratica, si tratta della possibilità di “fare delle distinzioni” diverse dal solito modo, differenziandosi rispetto a configurazioni più meno prevedibili o più o meno convenzionali. Per quanto riguarda le “illusioni ottiche”, invece, possiamo fare riferimento agli aspetti più universali (e quindi rinvenibili senza differenze sostanziali nella maggior parte delle persone), cosa che permette ovviamente la possibilità di ripetere le esperienze che possono essere descritte.

 

Ogni istante della vita di un individuo è governato dalla percezione, che possiamo considerare come il ponte biopsichico che lega le cose del mondo (oggetti, eventi, fenomeni, ecc.) al nostro comportamento e le nostre attività più o meno strutturate: il pensiero, la vita sociale, lo studio, il lavoro, ecc..

 

La percezione è determinata sia da parametri e fattori ambientali sia dalle esperienze precedenti del soggetto interessato. Molte delle “illusioni” (come nel caso di quelle più evidenti ed immediate che riguardano il senso della vista, ma anche come quelle più legate agli aspetti esistenziali della vita umana, quali ad esempio i “luoghi comuni” e la predisposizione ai conflitti familiari) che colpiscono la nostra percezione, come quando diciamo impropriamente che <<i sensi ci ingannano>>, derivano da alcune attività inconsapevoli di filtraggio che automaticamente poniamo in essere sulle nostre sensazioni. La disciplina della Programmazione Neurolinguistica, per esempio, ha individuato tre tipi fondamentali di filtri percettivi:

 

  1. la generalizzazione
  2. la deformazione
  3. la cancellazione.

 

Più precisamente, "noi non possiamo agire direttamente nella nostra realtà e su di essa". Una sintesi della problematica che stiamo affrontando è meglio circoscrivibile con le parole di R. Bandler e J. Grinder, gli ideatori della Programmazione Neurolinguistica 2, pag. 25-26:

 

<<[...] Molti [...] pensatori [...] hanno sostenuto [...] che vi è un'irriducibile differenza tra il mondo e l'esperienza che ne abbiamo. Noi esseri umani non agiamo direttamente sul mondo. Ciascuno di noi crea una rappresentazione del mondo in cui vive; creiamo cioè una mappa o modello, che usiamo per originare il nostro comportamento. La nostra rappresentazione del mondo determina in larga misura l'esperienza del mondo che avremo, il modo in cui lo percepiremo, le scelte [e anche le "risorse"] che ci sembreranno disponibili vivendoci dentro. [...] Il modello che ci creiamo per dirigerci nel mondo si fonda in parte sulle nostre esperienze. Quindi ciascuno di noi si può creare un diverso modello del mondo che condividiamo e giungere così a vivere in una realtà alquanto diversa>>.

 

Pertanto, possiamo sottolineare che:

  • <<vi è necessariamente una differenza tra il mondo e ogni singolo modello o rappresentazione del mondo>>
  • <<anche i modelli del mondo che ciascuno di noi si crea saranno diversi>>
  • <<lo si può dimostrare in molti modi>> e in particolare ciò dipende da <<vincoli neurologici, vincoli sociali e vincoli individuali>>2, pag. 25-26.

 

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In relazione alle teorie elaborate negli ultimi 100-120 anni, le due principali correnti di pensiero che hanno guidato gli studi degli psicologi sulla percezione fanno capo rispettivamente alla scuola di Hermann von Helmholtz e a quella di James J. Gibson. I due filoni di ricerca hanno portato entrambi importanti contributi alla conoscenza dei processi percettivi, sia per quanto riguarda le percezioni più automatiche ed immediate (come quella dei colori o dei suoni) sia per quanto concerne le percezioni più elaborate e basate su inferenze meno automatiche delle precedenti (come nel caso del riconoscimento di una “figura impossibile”, esempi delle quale possono certamente considerarsi i famosi disegni dell’artista M. C. Escher).

 

Le ricerche condotte dagli psicologi, che si riferiscano all’inevitabile intervento “centralizzato” del cervello o che conferiscano agli organi recettori aggiuntive facoltà “locali” di percezione, hanno comunque portato alla classificazione di alcuni importanti principi generali su cui sembra basarsi il processo stesso della percezione, in particolare per gli esseri umani (i soggetti che maggiormente ci interessano nel presente lavoro).

 

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Note e bibliografia:

 

  • Mario Ageno, Elementi di fisica, Boringhieri, Torino 19763
  • John M. Darley – Sam Glucksberg – Ronald A. Kinchla, Psicologia, Vol. I, Il Mulino, Milano 1993
  • Gianluca Bocchi – Mauro Ceruti (a cura di-), La sfida della complessità, Feltrinelli, Milano 19948
  • Mario Farné et al., Come conoscere se stessi e gli altri. Guida pratica alla comprensione dei comportamenti umani, Selezione dal Reader’s Digest, Milano 1985
  • Heinz von Foerster, Sistemi che osservano, Astrolabio, Roma 1987
  • Heinz von Foerster, Cibernetica ed epistemologia: storia e prospettive, in Gianluca Bocchi – Mauro Ceruti (a cura di-), op. cit., pagg. 112-140
  • Aldous Huxley, Le porte della percezione, Mondadori, Milano 1980
  • A. Woodcock – M. Davis, La teoria delle catastrofi, Garzanti, Milano 19872
  • Nicholas Falletta, Il libro dei paradossi, TEA, Milano 2002
  • Richard Bandler - John Grinder, La struttura della magia, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1981
  • Douglas R. Hofstadter, Godel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante, Adelphi, Milano 19943
  • Bradford P. Keeney, L’estetica del cambiamento, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1985
  • Stefano Gallarini, La realtà virtuale, Xenia, Milano 1994
  • Terry Winograd - Fernando Flores, Calcolatori e conoscenza. Un nuovo approccio alla progettazione delle tecnologie dell'informazione, Mondadori, Milano 1987
  • Terry Winograd - Fernando Flores, op. cit., citando Humberto Maturana, pag. 67
  • Michael Benedikt (a cura di-), Cyberspace. Primi passi nella realtà virtuale, Muzzio, 1993

 

 


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