La nostra percezione delle sensazioni che ci provengono dal mondo (esterno al sistema nervoso) è soggetta a taluni meccanismi di compensazione dei continui cambiamenti che pervadono quel mondo stesso. Abbiamo già preso in considerazione il principio della “costanza percettiva” relativamente alla forma, alla grandezza ed al colore degli oggetti osservati. Ma la percezione stessa può “immaginare” mutamenti repentini e improvvisi, che potremmo definire “catastrofici”, anche laddove questi in realtà non esistono, come nel caso di alcune immagini che, considerate come configurazioni reversibili di stimoli sensoriali, sono capaci di dare vita a percezioni anche radicalmente diverse. Immagini di questo tipo, come già detto, sono per esempio quelle che attivano i processi mentali di distinzione di una figura da uno sfondo o, più in generale, di riconoscimento di un oggetto (parte) da un contesto più ampio (tutto).
Il fondatore della cosiddetta Teoria delle catastrofi, René Thom, ha sottolineato come i concetti elaborati dalla mente umana e che permettono lo svolgimento dei relativi processi cognitivi sono simili a dei modelli matematici (vere e proprie mappe topologiche degli oggetti/processi rilevati dai nostri sistemi sensoriali). Tale teoria afferma che <<nel pensiero, nel linguaggio e nella percezione si verificano costantemente cambiamenti qualitativi e discontinuità. Se si fissa attentamente>> una delle “illusioni ottiche” più famose, <<il cubo di Necker, il passaggio da un modo di vederlo a un altro è discontinuo, non si può fermarlo a metà, non si riesce ad afferrare il circoletto in movimento dal centro di una faccia all’angolo dell’altra. Non è possibile prevedere come la figura apparirà di primo acchito, ma il ritorno dopo pochi secondi allo stato precedente è sempre lo stesso. Quando il meccanismo percettivo è all’opera, il cambiamento stesso è stabile: entrambe le interpretazioni visive sono coerenti, entrambe danno senso al modello>> 1, pag. 24-25. Un fenomeno analogo si verifica di fronte all’immagine ambigua di Edgar Rubin (figura coppa-profili): le due distinte immagini più facilmente rilevabili (la coppa o l’insieme dei due profili) non sono percepibili contemporaneamente, esse sono alternabili in modo invero repentino, ma non possiamo vederle nello stesso momento. I due punti di “equilibrio instabile” costituiscono cioè due “punti di singolarità” (secondo la dizione thomiana) a cui può approdare il nostro processo di percezione.
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