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Non si vede solo con gli occhi... / I
principi alla base della percezione e la Psicologia della
Gestalt
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I principi più importanti che intervengono costantemente e in
modo interconnesso nei nostri processi percettivi e, come vedremo,
negli inganni che essi possono indurci (come nel caso delle
illusioni ottiche) sono i seguenti10,
pag. 143 e segg.:
- la ridondanza: i messaggi sensoriali, anche di
natura diversa (vista, udito, ecc.), che giungono al cervello
contengono informazione ripetitiva e, cioè, ridondante. Questa
ridondanza influenza notevolmente la percezione delle sensazioni
stesse. Un esempio può essere il caso in cui noi riusciamo a
riconoscere un volto noto anche se esso risulta essere in parte
nascosto (tale riconoscimento può avvenire proprio per mezzo
delle ridondanze strutturali, le relazioni tra le singole parti,
di quel volto). Ecco un evidente caso di influenza della
percezione (e, in questo caso, del riconoscimento di un oggetto
noto) da parte della nostra storia personale, della nostra
esperienza passata (che implica nel processo considerato la
nostra aspettativa, “ciò che ci aspettiamo di vedere”), oltre
che dagli innati meccanismi neurologici condivisi da tutti gli
esseri umani
- l’attenzione: tra le varie e innumerevoli
sensazioni che in ogni istante ci pervengono dall’ambiente
esterno e da quello interno del nostro corpo, noi tendiamo
continuamente a selezionarne alcune a dispetto di altre. Ciò è
dovuto al fatto che la nostra percezione cosciente non è in
grado di gestire più di uno stimolo sensoriale alla volta (o,
comunque, non più di un numero limitatissimo di stimoli
simultanei). Questo fenomeno di selettività proprio del processo
percettivo concerne la nostra capacità di prestare attenzione
alle nostre sensazioni, capacità che sembra essere anch’essa
fortemente influenzata dalla nostra esperienza passata (si
ricordi a tal proposito il cosiddetto “effetto Stroop” in base
al quale l’attenzione selettiva può essere ridotta notevolmente
tanto che, per esempio, il significato ben conosciuto della
parola “rosso” rende difficile pronunciare il nome del colore
dell’inchiostro con il quale è scritta la parola stessa, che
nell’esperimento citato è il verde)
- la costanza nel cambiamento: questo principio ci
dice come, rispetto al continuo mutamento delle stimolazioni
sensoriali provenienti dal mondo, il nostro sistema nervoso
tenda a mantenere una certa costanza percettiva relativamente
alla forma, alla grandezza ed al colore
degli oggetti osservati. In definitiva, nostra madre ci sembrerà
sempre nostra madre, indipendentemente dall’angolo di visuale
dal quale la osserviamo
- l’organizzazione: sebbene, come abbiamo
evidenziato, molta influenza sulle nostre percezioni sia
esercitata dall’esperienza passata, è stato possibile
individuare alcuni modi universali e, soprattutto, innati (o,
comunque, non appresi esclusivamente dall’esperienza individuale
privata, dato che ricorrono in tutti gli individui della razza
umana) di organizzare i dati sensoriali al fine di percepire le
“cose” del mondo. La scuola ancor oggi di maggior peso in questi
studi è sicuramente quella legata alla cosiddetta “teoria della
forma”, con la relativa corrente della Psicologia della
Gestalt (sorta in Germania negli anni Venti del secolo
scorso). Gli psicologi della Gestalt si propongono di rispondere
a domande del tipo
1, pag. 83: <<Perché le due luci che vedo là in
fondo mi sembrano appartenere a un unico oggetto, a
un’automobile e non a due motociclette?>>, <<Perché, di fronte
ad una scena i percepisco le cose in un modo ben preciso e
particolare piuttosto che in un modo diverso?>>. E proprio
dell’organizzazione percettiva la Gestalt stabilisce e descrive
i principi fondamentali che possono riassumersi, secondo Julian
E. Hochberg, nella cosiddetta “legge della semplicità”, secondo
cui il sistema nervoso organizza il mondo percepito in modo da
tenere minime i mutamenti e le differenze (osservando due fari
appaiati in avvicinamento di notte, sulla strada, è più semplice
e meno dispendioso “vedere” un’automobile che non due
motociclette, con tutti i rischi che, però, ne derivano). Tali
considerazioni riguardano elementi della percezione umana che
possiamo definire “abbastanza” universali, se non innati, o
perlomeno come “tendenze forti”.
Soffermiamoci ulteriormente sui principi organizzativi della
Gestalt che possono aiutarci nello studio dei problemi della
percezione spaziale, come quelli della distanza, e si riassumono nel
modo seguente
2, pag. 148-150:
- configurazioni di raggruppamento: l’uomo tende ad
organizzare in gruppi opportuni tutti gli stimoli sensoriali
originariamente isolati e tale raggruppamento avviene in base a
determinati criteri o fattori che, in sintesi, riguardano gli
oggetti osservati:
- la prossimità
- la somiglianza
- la simmetria
- La continuità
- La chiusura
- configurazioni figura/sfondo: l’uomo ha la tendenza
ad organizzare i fenomeni visivi (ma non solo) in schemi in cui
ben netti sono i confini tra un oggetto e lo sfondo rispetto cui
si differenzia; è questo un caso emblematico dell’applicazione
inconsapevole, ma continua, del cosiddetto “bisturi
epistemologico”
3 (il ”fate una differenza” di Spencer-Brown).
Normalmente, questo tipo di organizzazione percettiva è
immediato e non comporta evidenti problemi o curiosità che,
invece, possono presentarsi di fronte a immagini studiate del
tipo della figura coppa-profili di Rubin o del triangolo di
Kanizsa (in cui l’osservatore percepisce un triangolo bianco
posto davanti a tre cerchi neri, il tutto stagliato su uno
sfondo bianco anch’esso, ma... meno bianco del triangolo, di
cui, inoltre, può addirittura percepire i “contorni illusori”)
- configurazioni di stimoli stabili o reversibili:
esistono particolari configurazioni di stimoli visivi che
possono essere percepiti in modi assai diversi in funzione
dell’organizzazione gestaltica adottata dall’osservatore. Nel
caso in cui esistano due sole organizzazioni possibili, come
accade di fronte alla già citata figura coppa-profili (Rubin) o
nel caso del cubo di Necker, si può percepire in modo stabile o
l’una o l’altra configurazione, in modo reversibile (in realtà
si tratta di un “equilibrio percettivo” instabile, altalenante).
Tali configurazioni sono perciò ambigue, nel senso che
possono fungere alternativamente da “indice” per due percezioni
del tutto differenti (cosa che invece nel caso del triangolo di
Kanizsa non accade). Per un primo approfondimento di tale
fenomeno organizzativo e delle sue peculiarità esclusive, si
consulti il capitolo
I cambiamenti esterni e quelli interni (la Teoria delle
catastrofi e le basi della percezione)
- combinazioni illusorie di colore e forma: il colore
e la forma di un oggetto vengono percepiti, nel sistema nervoso
umano, da sistemi visivi differenti. Successivamente (sebbene in
tempi molto rapidi, tanto da apparirci di estrema immediatezza)
essi vengono combinati in una percezione unitaria di
quell’oggetto. Può però accadere che, guardando rapidamente, o
con scarsa attenzione, gruppi di oggetti di forme e colori
diversi, questi ultimi elementi vengano mischiati tra loro.
Questo “errore organizzativo” gestaltico può così condurci a
dichiarare di aver visto una bicicletta marrone a fianco di
un’automobile di colore giallo, quando nella realtà, invece, ad
essere gialla era la bicicletta e marrone l’automobile (si
consideri la grande importanza che può rivestire un fenomeno
siffatto, per esempio quando si debba rendere una testimonianza
legale durante un processo!).
...
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trattati in questa zona del sito (psicologia della percezione,
ottica e visione, figure impossibili, paradossi e miraggi...)
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Note e bibliografia:
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fisica, Boringhieri, Torino 19763
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- Gianluca Bocchi –
Mauro Ceruti (a cura di-), La sfida della complessità,
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Come conoscere se stessi e gli altri. Guida pratica alla
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- Heinz von Foerster,
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- Heinz von Foerster,
Cibernetica ed epistemologia: storia e prospettive, in
Gianluca Bocchi – Mauro Ceruti (a cura di-), op. cit.,
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- Aldous Huxley, Le porte
della percezione, Mondadori, Milano 1980
- A. Woodcock – M.
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- Richard Bandler - John Grinder,
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- Stefano
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- Terry
Winograd - Fernando Flores, Calcolatori e conoscenza. Un
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- Terry
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- Michael Benedikt (a
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